Cinque anni fa il no alla fusione «Orgogliosi di quella vittoria»
CAMPEGINE. Sono passati 5 anni dal referendum che, nell’ottobre del 2016, ha bocciato la fusione tra i Comuni di Campegine, Sant’Ilario e Gattatico. Un anniversario che coincide con la fondazione di “Rinascita Campeginese”: l’associazione formata da cittadini contrari alla fusione, il cui portavoce era l’avvocato Germano Artioli, e che oggi è il gruppo politico alla guida del Comune con Artioli sindaco.
«Non fu una battaglia di parte: quando il no arriva al 75% vuol dire che è un’intera collettività ad opporsi. Fu il segnale del superamento dei vecchi steccati ideologici, una battaglia di identità, per far capire che una comunità non è solo un agglomerato di persone, ma è una storia, un insieme di valori e relazioni comuni, il sentimento di far parte di qualcosa che va oltre il nostro presente, ma congiunge passato e futuro». Così Rinascita Campeginese traccia un bilancio, da allora a oggi. «Per sostenere l’opportunità della fusione si fece leva sul presunto vantaggio finanziario, ma una comunità non è un dato di ragioneria e le persone non sono numeri su un bilancio da far quadrare a qualunque costo – continuano –. Ebbene, da allora il tema delle fusioni è stato tolto dall’elenco delle priorità».
«Non è stato facile ed ancora scontiamo gli effetti del passato, ma siamo qui, orgogliosi che il nostro gonfalone non abbia smesso di sventolare. Ci sono ancora nostalgie di ieri e speranze di riportare indietro l’orologio del tempo, ma siamo sicuri che quello scatto d’orgoglio di tutti – vanno avanti –. Siamo sicuri che abbiamo creato un ponte che nessuno potrà distruggere, per continuare insieme sulla strada del cambiamento».
Una convinzione che si fonda sull’antica storia del paese che è lunga 200 anni, sulla presenza sul territorio di quattro castelli: dove sorgeva il castello di San Pietro fu successivamente edificata la chiesa dedicata ai due Santi Pietro e Paolo. L’attuale stemma di Campegine (riconosciuto dallo Stato nel 1977) evoca e racchiude in sé questi elementi costitutivi della terra campeginese, soprattutto la raffigurazione dipinta ad olio e conservata in municipio.
«Dal nostro punto vista, la nostra è stata una vittoria che ci ha permesso di rimanere campeginesi, di mantenere l’identità del paese e l’autonomia delle scelte da attuare a livello amministrativo» concludono con orgoglio quelli di Rinascita Campeginese.
Da.Al.
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