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L’inchiesta della finanza 

First Aid One, la Cgil torna all’attacco: «I nostri timori sono stati confermati»

Ambra Prati
First Aid One, la Cgil torna all’attacco: «I nostri timori sono stati confermati»

Il sindacato sul sequestro dell’azienda di barellieri: «Ausl e Asp mettano ora in campo tutte le verifiche necessarie»

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REGGIO EMILIA. «Quanto accaduto è un’ulteriore conferma delle nostre ripetute segnalazioni sulla qualità dei servizi e sul rispetto delle condizioni di lavoro». Il sindacato Cgil-Fp rivendica il ruolo di Cassandra inascoltata sul caso dei “re delle barelle”, come è stata soprannominata la First Aid One, al centro di un’indagine della Finanza di Pavia. Secondo Mauro Nicolini, sindacalista che segue la partita della sanità, «non abbiamo certezza sul numero di dipendenti della First Aid, ma presumiamo che in totale nel Reggiano si tratti di una ventina o trentina».

L’inchiesta di Pavia, che ha portato al sequestro della cooperativa di barellieri affidataria di appalti pubblici in tutta Italia, aveva avuto delle avvisaglie nel marzo scorso, ma è scoppiata con virulenza l’altro ieri, quando le Fiamme Gialle, su disposizione della Procura, ha scoperchiato diverse frodi nell’esecuzione del servizio pubblico (la coop si serviva di prestanome per nascondere i reali intestatari, uno dei quali già condannato in via definitiva nel 2017 per turbata libertà degli incanti) e un “metodo” per vincere le gare basato sui prezzi stracciati sulla pelle del personale (costretto a lavorare dodici ore al giorno con stipendio bassissimi) e della qualità del servizio (le telecamere nascoste hanno dimostrato che le barelle e le ambulanze non venivano nemmeno sanificare tra un paziente e l’altro).

A Reggio Emilia First Aid One Italia si è aggiudicata due appalti: dal 2014 per il Santa Maria Nuova ha vinto il servizio di accompagnamento e trasporto interno da e per il pronto soccorso (da reparto a reparto la competenza è di Croce Verde), per un importo di 1,5 milioni all’anno; mentre da inizio 2021 la ditta ha strappato, con un’offerta la massimo ribasso, l’appalto per il trasporto esterno degli ospiti di Asp Reggio Città delle persone (i pazienti dalle case di riposo all’ospedale e viceversa). Si tratta di due funzioni differenti: nell’ospedale gli addetti sono appiedati con barelle o sedie a rotelle, mentre nell’Asp utilizzano dei mezzi.

«Caporalato, turbativa d'asta e frode in gare pubbliche per un valore di undici milioni di euro sono tra le ipotesi di reato che hanno portato al sequestro dei beni di First Aid One e alla nomina di un amministratore giudiziario da parte della Procura di Pavia. Le indagini, condotte anche con l'ausilio di telecamere nascoste, hanno evidenziato la scarsa igienizzazione e sanificazione dei mezzi utilizzati per il trasporto dei pazienti e condizioni di lavoro massacranti per i lavoratori – ha commentato la Cgil – Alla luce di quanto sopra trovano purtroppo ulteriore conferma le preoccupazioni e gli allarmi che, a partire dal 2014 con l’assegnazione del primo appalto presso l’ospedale cittadino e continuando negli anni fino alla primavera scorsa, come Fp e Cgil avevamo lanciato ad Ausl, ad Asp e alla politica locale. Per quanto ci riguarda riteniamo indispensabile, da parte di Ausl ed Asp, la messa in campo di tutte le verifiche necessarie in merito alla qualità dei servizi offerti agli utenti e al rispetto delle condizioni di lavoro e degli standard contrattuali per i dipendenti».

Il sindacato ricorda che «già in passato avevamo evidenziato e segnalato come ai dipendenti stessi fossero applicati condizioni salariali molto al di sotto della media dei contratti nazionali applicati dalla stragrande maggioranza delle aziende del settore. Come Fp e Cgil continueremo nei prossimi giorni a chiedere ad Ausl ed Asp tavoli di confronto volti ad affrontare la situazione, a tutelare i dipendenti coinvolti e garantire continuità e qualità complessiva del servizio per i cittadini». Infine Dalla Cgil restano convinti, come già espresso nei mesi scorsi e nei confronti diretti avuti con gli enti, che «l’unica via che possa prevenire ed evitare il ripetersi di situazioni simili sia la re-internalizzazione dei servizi, ribadendo che la vera garanzia della qualità dell’assistenza al cittadino sta nel servizio pubblico e non nella logica degli appalti, a maggior ragione se questi sono assegnati con la logica del massimo ribasso».

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