«Gli ultimi mesi? Qualcuno è venuto con l’avvocato Convinti gli indecisi»
Patrizia Leoni saluta il centro vaccinale delle Fiere di Reggio «Qui sono passate persone dai 12 fino ai 110 anni»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. «Nell’ultimo mese abbiamo avuto problemi a gestire gli arrabbiati: persone che si sono presentate con l’avvocato e che hanno bloccato il lavoro per un’ora. Negli ultimi giorni invece sono arrivati più che altro i rassegnati: non “no vax”, ma gli indecisi che si sono convinti, anche grazie ai numeri del contagio in calo». Patrizia Leoni, accompagnata dal suo braccio destro (l’infermiere Francesco Grassi, 32 anni, proveniente da una casa di riposo e dall’ospedale Covid di Guastalla), non solo è stata la prima vaccinata al centro delle Fiere: un centro chiuso da ieri perché sovradimensionato (da oggi le iniezioni tornano all’interno degli ospedali distrettuali e dello Spallanzani per la città) di cui è stata per tutti questi mesi la responsabile.
Leoni è la professionista alla quale i vertici dell’Ausl – all’annuncio allo smantellamento dello hub ora sovradimensionato – hanno consegnato un mazzo di fiori in segno di riconoscenza, poiché è stata il “motore” della complessa macchina organizzativa. «Quando ho ricevuto l’incarico ero molto preoccupata, sia perché ero alla prima esperienza come responsabile sia perché il mega centro era una novità assoluta. Mi prefiguravo scenari apocalittici. Con il senno di poi devo dire che è stato più bello di quel che mi aspettassi, grazie soprattutto ai miei ragazzi».
Quelli che Patrizia definisce così sono i 69 infermieri e altrettanti medici che ha gestito: pensionati che si sono presentati come volontari, neolaureandi o specializzandi alle prime armi o sanitari provenienti dalle varie specialità che hanno scelto di prestare servizio alle Fiere.
«Mi sono trovata a dare ordini al mio capo: l’ex caposala del pronto soccorso del Santa Maria Nuova, dove ho lavorato per vent’anni, Ivana Spaggiari: mi ha insegnato il mestiere ed è stata una volontaria – ha spiegato Patrizia – Tutto il personale è stato fantastico: giovani motivati, con voglia di fare, adattabili ad un’agenda che cambiava di continuo».
Per dare loro l’esempio e il supporto Patrizia Leoni è stata presente in via Filangieri 14 ore al giorno. «Le Fiere sono la mia seconda casa perché ho passato più tempo qui che in famiglia. Mia figlia tredicenne all’inizio si è lamentata, poi ha capito e per fortuna sono subentrati i nonni».
Tra i momenti più difficili, Patrizia ha annoverato «la seconda ondata della primavera, da aprile a giugno. A marzo un giorno un intervento Enel ha lasciato mezza Mancasale senza corrente elettrica: si è spento tutto, computer compresi, e c’era una gran folla, ma i reggiani hanno capito e hanno atteso che riprendessimo l’attività manualmente».
Sono numerose le istantanee positive che la responsabile metterà in valigia. «Qui sono sfilate persone dai 12 anni ai 110 anni (la più longeva) e ciascuno di loro è stato unico. Gli anziani sono sempre stati i migliori, ci incoraggiavano e ci spronavano con battute. Un gruppo di down ci ha chiesto un abbraccio prima dell’iniezione. Potrei continuare per ore con gli aneddoti». Solo un mesetto fa all’hub sono comparsi i no vax. «Non sono molti, ma sono ardui da gestire. Si presentano agguerriti e se la prendono con noi, come se fossimo noi a volerli vaccinare a forza. Pur non avendo alcuna intenzione di sottoporsi all’iniezione restano dentro l’ambulatorio a discutere per 45 minuti quando il nostro ritmo di accesso è di 5 minuti a persona, provocando lunghe file». Quando l’ultimo giorno sta volgendo al termine, per Patrizia e Francesco si è avvicinato il trasloco allo Spallanzani. «La mia gravidanza di nove mesi si è conclusa. Ora vado a riposarmi, perché da diciotto ambulatori a tre sarà una passeggiata. Mi mancherà questo luogo. E anche questo non l’avrei immaginato».
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