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Medici di base verso lo stato di agitazione «Stremati, oberati di lavoro e lasciati soli»

Leonardo Grilli
Medici di base verso lo stato di agitazione «Stremati, oberati di lavoro e lasciati soli»

Appello di Euro Grassi, segretario della Fimmg: «L’Ausl ascolti le nostre richieste, l’antinfluenzale sarà il colpo di grazia»

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Leonardo Grilli

reggio emilia. Stanchi fino allo stremo, tempestati dalle telefonate dei pazienti che chiedono informazioni su certificazioni verdi e vaccini anti-Covid e con poco personale di supporto, mentre si fa sempre più vicino l’inizio della campagna vaccinale contro l’influenza, previsto per il 25 ottobre. La situazione dei medici di base reggiani descritta da Euro Grassi, segretario provinciale Fimmg – la Federazione italiana dei medici di medicina generale – non è per nulla rosea.

Al punto che «quasi certamente decideremo per uno stato di agitazione a livello provinciale – dichiara Grassi senza giri di parole, com’è nel suo stile –. Proprio questa sera (ieri, ndr) si svolgerà una riunione del consiglio direttivo in cui ne discuteremo». I problemi, secondo il sindacalista reggiano e medico in pensione, sono diversi.

«Siamo stanchi di come ci tratta l’azienda sanitaria – attacca –. Fino ad ora non è stato fatto praticamente nulla di quello che era stato firmato. Non si è andati avanti con la centrale di continuità assistenziale, non siamo stati collegati informaticamente con gli ospedali e presto avremo da gestire anche la vaccinazione antinfluenzale».

Ma «l’Ausl ha permesso di utilizzare i MediCup solo ai medici di base che se ne sono dotati, ovvero meno di un terzo del totale. Gli altri si devono arrangiare. Perché per degli hub così costosi hanno messo in campo sms e prenotazioni online a tempo record, mentre non è mai stato fatto nulla per i medici di medicina generale?».

In questi anni, ricorda Grassi, «sono stati chiusi gli ospedali di Castelnovo Sotto, Brescello, Novellara e metà di quello di Correggio. Ma nel frattempo la popolazione è diventata molto più anziana» con il risultato che oggi, in media, ogni medico di base della provincia deve gestire 1.416 assistiti, 721 dei quali malati cronici con più patologie.

«Mentalmente i colleghi sono fuori uso – continua il segretario Fimmg – molti di loro sono al lavoro senza ferie e sostituzioni dalle vaccinazioni del 2019/2020».

Per poter agevolare il lavoro dei medici di base, spiega Grassi elencando le richieste che il sindacato avanza ad Ausl e Regione Emilia-Romagna, «anzitutto occorre collegarli con la rete informatica dei pronto soccorso degli ospedali e permettere loro di accedere ai dati dei loro assistiti. Trincerarsi dietro alla privacy è falso, visto che lo stesso Garante ha chiarito come ogni medico possa essere connesso ai server dell’azienda per cui lavora. Attualmente siamo collegati solo con la rete regionale ma non serve a un tubo, anche sapere le allergie ai farmaci diventa un problema».

In secondo luogo, continua, «servono degli specialisti di telemedicina che funzionino e che rispondano in tempo reale, cosa che al momento non accade visto che la telemedicina, ora come ora in Italia, non ha un tariffario». Ma, cosa ancora più importante, «ogni medico di medicina generale ha bisogno di due infermieri per riuscire a garantire il servizio. E invece, quando abbiamo chiesto aiuto per le vaccinazioni della terza dose e la campagna antinfluenzale, ce ne sono stati garantiti uno o due per distretto».

Infine, conclude Grassi, «occorrono degli aiuti amministrativi. Per eseguire una vaccinazione ci vogliono due secondo, il problema sono le prenotazioni e la burocrazia che sta a monte. O si riducono i tempi tecnici lì dove sono riducibili altrimenti ogni paziente richiede un casino di tempo. La medicina territoriale non può essere di serie Z, pensi come finanziamento siamo fermi ancora al 1979: assorbiamo il 6,2% delle risorse del fondo nazionale quando solo gli amministrativi costano il 12% e gli specialisti attorno al 65%».

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