Nella crisi causata dal Covid le più licenziate sono le donne
reggio emilia. L’emergenza sanitaria che ha coinvolto negli ultimi due anni il mercato del lavoro ha provocato, anche nel Reggiano, effetti diversi tra uomini e donne.
A evidenziarlo è un’analisi della Cisl Emilia Centrale su dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro che, nella consueta relazione annuale, nel 2020 ha rilevato 42mila dimissioni di neogenitori che hanno bambini dai 0 ai 3 anni, pur con un calo del 18% rispetto al 2019.
Sulla questione interviene Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia Centrale: «Se analizziamo questi dati scopriamo come l’Italia sia, ancora una volta, un Paese che non tutela la maternità. Dei 42mila neogenitori che si sono licenziati per badare ai figli le donne sono quelle più penalizzate, essendo ben il 77% del totale. Inaccettabile. Le donne, nella maggior parte dei casi, non vedono riconosciuti i loro diritti soprattutto in presenza di figli. E se osserviamo i settori dove questo avviene maggiormente sono quelli del terziario, con il 72%, così ben rappresentato a Reggio Emilia, e solo per il 15% nell’industria».
È quindi «evidente che c’è ancora poca tutela da parte di alcuni datori di lavoro e ci sono pochi aiuti economici da pare dello Stato. Come evidenzia il rapporto il 92% delle dimissioni/risoluzioni è di lavoratrici e lavoratori con qualifica di impiegato e di operaio, percentuale sostanzialmente in linea con quella del 94% registrata nel 2019. In entrambe le qualifiche la netta prevalenza è costituita da lavoratrici madri, pari all’84% degli impiegati e al 71% degli operai».
L’ambito produttivo principale rimane il terziario mentre con riferimento alla tipologia di orario di lavoro, prosegue la Papaleo, «oltre il 64% dei provvedimenti di convalida si riferisce a rapporti di lavoro a tempo pieno con prevalenza dei provvedimenti riferiti alle lavoratrici madri. Come Cisl riteniamo quindi si debba intervenire quanto prima, questa diseguaglianza di genere non è più tollerabile».
Diverse le leve con le quali si può agire: «Da forti investimenti nei settori dell’istruzione, della sanità e del sociale, sostenendo le famiglie, al favorire con sgravi fiscali l’occupazione femminile negli anni del Pnrr. Quindi occorrono congedi obbligatori paritetici fra uomini e donne, interventi per agevolare la conciliazione tra professione e lavoro di cura per gli uni e per gli altri».
Serve dunque, conclude la Papaleo, «più contrattazione per facilitare la stabilizzazione delle donne e dei giovani come prevede anche il piano Next generation eu. Occorre contrastare il divario retributivo e pensionistico di genere ma anche una riforma delle politiche attive per ricollocare le donne che perdono il lavoro. Infine, agevolare il telelavoro riconsegnandolo al perimetro delle libere e autonome relazioni industriali: consentirebbe a chiunque di dare il proprio contributo alla crescita del Paese».
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