Sparò in piazza, rimane in cella «È socialmente pericoloso»
L’ha deciso il giudice Guareschi, pur riconoscendo il ravvedimento di Lombardi I due difensori del 44enne riformuleranno la richiesta al Riesame di Bologna
Tiziano Soresina
reggio emilia. Rimane in carcere il 44enne Gaetano Lombardi che la sera del 17 ottobre 2020 sparò in centro storico e ferì alcuni ragazzi.
L’ha deciso il giudice Silvia Guareschi che ha respinto la richiesta di attenuazione della misura cautelare (proposti gli arresti domiciliari anche con braccialetto elettronico nel Napoletano, ad Acerra, luogo di origine dell’imputato) avanzata dagli avvocati difensori Liborio Cataliotti e Giovanni Bianco. In soldoni, il magistrato giudicante pur dando atto del ravvedimento di Lombardi («Sono pentito, chiedo scusa per quello che ho fatto, non è nella mia indole» ha detto il 44enne una settimana fa all’udienza preliminare, in videocollegamento dal carcere della Pulce), ritiene ancora sussistente la pericolosità sociale di quest’uomo che con una pistola risultata rubata fece fuoco all’impazzata contro un gruppo di giovani sconosciuti. A questa richiesta difensiva di una misura restrittiva più soft si erano opposti sia la pm Laura Galli (titolare dell’inchiesta), sia gli avvocati che tutelano gli otto ragazzi costituitisi parte civile.
Una richiesta di sostituzione della misura cautelare che ora la difesa intende ripresentare davanti al Riesame di Bologna. A sostegno di questa mossa difensiva le relazioni su come Lombardi si è comportato in carcere dove sta seguendo anche un percorso spirituale.
Relativamente all’udienza preliminare, si tornerà in aula poco prima di Natale. Lombardi è accusato di tentato omicidio plurimo, lesioni gravi, ricettazione e detenzione abusiva di arma comune da sparo.
A dicembre il processo entrerà nel vivo e l’imputato ha già chiesto e ottenuto il rito abbreviato che prevede la riduzione di un terzo della pena. «Sono stati maleducati, mi è scattato qualcosa», aveva ammesso Lombardi il 21 ottobre 2020 nell’udienza di convalida seguita al rapido arresto. A suo dire la pistola, una Beretta 950 calibro 6.35 trovata dalla polizia già ricaricata e nascosta sotto al lavandino, l’avrebbe recuperata da un cassonetto.
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