Vendevano al concerto braccialetti contraffatti Condannati i 3 imputati
reggio emilia. Erano giunti insieme in auto da Napoli, ma la musica non era certo il loro obiettivo la sera del 28 settembre 2017, quando al PalaBigi si tenne il concerto benefico di Luciano Ligabue a favore delle due onlus reggiane Grade e CuraRe. E a scoprirlo era stata la guardia di finanza che aveva incastrato tre napoletani mentre vendevano nei pressi dell’impianto di via Guasco dei braccialetti fluorescenti “glow stick” risultati poi non in regola, facendo scattare l’accusa di frode nell’esercizio del commercio. In pratica – come ricostruito nel processo davanti al giudice Silvia Semprini – il copione nell’intervento della Finanza è stato sempre quello: i tre campani stavano vendendo braccialetti non a norma, poi nella macchina (parcheggiata vicino al palazzo di giustizia) erano state rinvenute altre confezioni chiuse di braccialetti con il marchio Ce contraffatto. A giudizio sono così finiti Ciro Del Sorbo (52 anni, difeso dall’avvocatessa Carmen Pisanello), Dario Genovese (40 anni, tutelato dal legale Giovanni Arona) e il 45enne Giovanni Calcavecchia (assistito dall’avvocato Vittorio Maione). Il primo è incensurato, gli altri due hanno precedenti penali.
La pm Giulia Stignani che ha coordinato le indagini, ritiene Del Sorbo in possesso – quella sera – di mille braccialetti illegali, numeri più o meno coincidenti per Genovese (1.160 braccialetti) e Calcavecchia (947). Per gli inquirenti quegli oltre tremila braccialetti avevano il marchio Ce contraffatto, da qui la richiesta di condanna a mille euro di multa. Una ricostruzione che non trova d’accordo l’avvocatessa Pisanello: «Il mio assistito quando era stato controllato dai finanzieri vicino al PalaBigi aveva con sè duecento braccialetti senza il marchio Ce, il che prevede una sanzione amministrativa, mentre gli altri ottocento con il marchio contraffatto li aveva in una confezione dentro l’auto che era stata parcheggiata piuttosto lontano (zona tribunale, ndr) dal concerto, quindi in un luogo non esposto al pubblico e non si può certo attribuirgli il tentativo di vendita». Il giudice Semprini è uscita dalla camera di consiglio con una triplice condanna a 600 euro di multa. Lapidaria, al termine, l’avvocatessa Pisanello: «Farò appello».
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