«Giocavo alle slot e lui mi rovinava Prestiti al 20%»
Accusato di estorsione un 52enne ribalta la vicenda accusando l’uomo che l’aveva denunciato: «Non l’ho picchiato sono invalido a una mano»
san martino in rio. Con la voce spesso rotta in un mix di rabbia e pianto, il 52enne Gennaro Talarico (d’origine crotonese, ma residente a San Martino in Rio) non ci sta ad essere sotto accusa per estorsione e con una serie di affermazioni ribalta il tutto su chi l’ha denunciato.
Una deposizione dai toni forti, rispondendo alle domande del suo difensore (l’avvocato Carmine Migale), ma anche a quelle del pm Giacomo Forte e del giudice Giovanni Ghini che presiede la Corte.
«Dal 2001 avevo il vizio del gioco – rivela Talarico – e ho bruciato circa 70mila euro con le macchinette. Una brutta malattia e ho chiesto prestiti su prestiti a quell’uomo che mi ha denunciato. Me li prestava, mettendoci però sopra il 20% di interessi. Mi ha strangolato con quei prestiti, non ce la facevo più, per pagarlo e poi giocare rubavo di nascosto i soldi a mia moglie e a mia figlia. Ero arrivato allo stremo, avevo persino pensato di farla finita. Esasperato, avevo deciso di rivolgermi alla Finanza e denunciarlo. Invece l’ha fatto lui inventandosi tutto, perché sapeva che avevo comprato un’arma illegale ed è arrivato a dire che l’avevo minacciato con quella pistola. Non è vero, io sono solo una sua vittima».
Talarico nega di aver messo le mani addosso – nel 2012 – a quell’uomo («Sono invalido dalla nascita alla mano sinistra, come avrei potuto fare una cosa simile»), affermando poi di aver restituito quasi tutti i soldi avuti in prestito con quei salati interessi. «Ma dal 2013 non gioco più, ce l’ho fatta a vincere questa brutta malattia. Sono seguito da specialisti e mi sto ancora curando, perché quando penso che ho rovinato la mia famiglia giocando alle slot, sto male».
Nel capo d’imputazione si parla anche di un assegno compilato per 1.700 euro e che avrebbe fatto parte dell’estorsione di cui con Talarico è accusato anche il crotonese 72enne Natale Maio. «Ho chiesto io quei soldi, erano per me– ribatte il secondo imputato che di mestiere fa l’autotrasportatore – perché ne avevo bisogno per pagare un debito che avevo con un albergo correggese, ma anche per finanziarmi il viaggio che dovevo fare in Germania con il camion». Assegno che venne emesso dalla figlia di Talarico: «Soldi per l’attività di Maio – conferma in aula la trentenne – ma mentre compilavo quell’assegno era presente anche quell’uomo che prestava i soldi a mio padre e ha cominciato a chiedermi nuovamente dei quattrini. Almeno altre due volte ho pagato dei debiti di mio padre, sapevo che giocava alle macchinette». Si tornerà in aula fra sei mesi: dopo aver sentito il fratello di Talarico, sarà la volta della discussione e della sentenza.
T.S.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
