Incassa sostegni ma il campo è incolto: multato
L’imprenditore è accusato di aver beneficiato indebitamente per 7 anni dei fondi europei per un totale ottomila euro
CORREGGIO. La Guardia di Finanza ha scoperto un’indebita percezione di aiuti comunitari da parte di un’azienda agricola reggiana che coltiva cereali, legumi e semi oleosi.
L’accusa mossa è quindi di aver beneficiato indebitamente, dal 2014 al 2020, dei contributi europei messi a disposizione dall’Agrea, l’agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura dell’Emilia-Romagna.
Le indagini condotte dalla guardia di finanza del comando di Reggio Emilia e della tenenza di Correggio hanno fatto emergere come l’azienda non avesse mai coltivato il terreno per il quale erano stati annualmente percepiti i fondi per oltre 8.000 euro. All’imprenditore titolare dell’azienda è stata inflitta una sanzione amministrativa.
Da tempo le Fiamme Gialle stanno concentrando indagini e accertamenti sui beneficiari dei fondi pubblici legati anche all’agricoltura. L’ultimo caso reso noto è quello rilevato dai militari di Correggio, impegnati nel contrastare gli accessi illeciti alle risorse finanziarie erogate dall’Unione Europea nel settore della Politica Agricola Comune. Nel caso specifico, fanno sapere i militari, è stato accertata «l’ipotesi di grave irregolarità» a seguito «di articolati accertamenti». L’imprenditore è stato scovato tramite uno screening che ha fatto balzare all’occhio come l’attività agricola fosse una sorta di ripiego, rispetto ad altre attività principali. L’uomo aveva infatti un campo agricolo fuori dalla regione Emilia-Romagna. Grazie a quel campo percepiva attraverso la società i contributi europei messi a disposizione dall’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura dell’Emilia Romagna e correlati alla coltivazione del terreno stesso. «L’attività investigativa è stata sviluppata valorizzando, dapprima, l’ampio patrimonio informativo contenuto nelle banche dati in uso al corpo – riporta la nota del comando provinciale delle Fiamme Gialle reggiane – le cui risultanze sono state poi incrociate con le evidenze emerse in fase di analisi della documentazione prodotta per l’ottenimento del beneficio in questione. Si è reso, altresì, necessario l’interessamento del reparto del corpo territorialmente competente in relazione all’ubicazione del terreno, per eseguire riscontri diretti “in loco” circa l’effettiva attuazione dei cosiddetti piani colturali descritti nella domanda presentata all’Agrea». Da lì la scoperta che il campo era incolto i contributi non erano dovuti, facendo scattare la sanzione amministrativa.
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