Un altro rinvio nell’udienza in Francia per l’estradizione dello zio di Saman
La difesa lo ottiene per il ritardo nelle traduzione degli atti: se ne riparla il 27. L’uomo è accusato dell’omicidio in concorso
novellara. Era atteso un verdetto, invece è arrivato un rinvio. Un altro. La strada per riportare in Italia Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio della 18enne pakistana, si allunga. Ma gli investigatori sono convinti che ben presto l’indagato arriverà e allora dovrà affrontare le pesantissime accuse che ormai da cinque mesi pesano su di lui e sulla sua famiglia.
Dopo l’arresto avvenuto un mese fa alla periferia di Parigi, per lo zio di Saman – è il fratello del padre – ieri era fissata l’udienza davanti alla Chambre de l’Instruction della Corte d’appello di Parigi. Una prima volta per il 33enne davanti ai giudici francesi c’era stata il 29 settembre: Hasnain aveva la facoltà di opporsi all’estradizione e così aveva fatto. Rilasciando anche alcuni dichiarazioni con cui ha respinto le accuse.
Il mandato di cattura europeo però prevede che comunque si vada avanti. E se non ci sono elementi ostativi, la corte può decidere per l’estradizione.
Ieri ha deciso di rinviare ulteriormente – al 27 ottobre prossimo alle 14 – l’udienza e dunque anche la decisione sull’estradizione in Italia di Danish Hasnain. La corte ha infatti accolto la richiesta della difesa, che ha chiesto più tempo per analizzare documenti supplementari inviati dalla giustizia italiana e la cui traduzione in francese, secondo quanto riferito ieri in aula, era disponibile solo appunto da ieri.
E dunque bisognerà attendere ancora per il ritorno del cittadino pakistano, in Italia. Danish Hasnain è accusato tra le altre cose di omicidio volontario in concorso. Lo stesso reato è contestato ai due cugini Ikram Ijaz – arrestato anche lui in Francia a maggio – e Numanulhaq Numanulhaq – che resta latitante – e ai genitori di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, che sono fuggiti in Pakistan.
La fuga di Danish Hasnain in Francia risale ai primi giorni di maggio. Dopo la scomparsa di Saman, i primi ad allontanarsi – già il primo maggio – erano stati i genitori della ragazza. Lo zio e i cugini, così come il fratello 16enne della presunta vittima erano rimasti nella casa di via Cristoforo Colombo. Quando però i carabinieri hanno iniziato a interessarsi alla vicenda e i 4 hanno capito che non si sarebbero fermati di indagare sull’allontanamento della 18enne erano fuggiti tutti. Non c’era stato il tempo di avvertire nemmeno il datore di lavoro dell’azienda agricola Bartoli. Un particolare che di sicuro non è irrilevante. Il primo ostacolo i fuggitivi lo hanno trovato alla frontiera di Imperia, dove il minorenne è stato bloccato in quanto privo dei documenti necessari a valicare il confine. Gli altri sono passati. Del resto, non erano ancora ufficialmente ricercati. Non era ancora chiaro che dietro alla scomparsa di Saman poteva esserci un omicidio.
Ma la fuga del cugino Ikram è durata poco: a fine maggio è stato preso a Nimes, su un autobus diretto in Spagna. Al contrario di Danish, non si è opposto all’estradizione. E giunto in Italia si è detto disponibile a collaborare, ma ha anche respinto le accuse.
Restano i tre latitanti. E restano le accuse: come quelle che il fratello di Saman ha rivolto ai suoi famigliari, in primis allo zio, in un incidente probatorio.
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