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In tribunale 

Botte al bar Rondò spuntano dei filmati Il nuovo giudice risente la vittima

E.L.T.
Botte al bar Rondò spuntano dei filmati Il nuovo giudice risente la vittima

La procura ne chiede l’acquisizione, le difese si oppongono Il tribunale ascolterà l’uomo picchiato: slittata la sentenza

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REGGIO EMILIA. È slittata la sentenza del processo per le botte al bar Rondò di Reggio. Il giudice ora è Michela Caputo, da poco in forze al tribunale di Reggio, chiamata a esprimersi sul processo che aveva portato sei persone di origini calabresi a processo per il pestaggio di un ucraino avvenuto il 19 gennaio 2015 nel parcheggio del bar di via Rinaldi a Cavazzoli. L’ucraino è parte civile nel processo che vede imputati Roberto Turrà e Alfredo Amato (imputati anche di Aemilia), Emilio Alfredo, Aurelio Amato, Giuliano Floro Vito e Roberto Martino. La vicenda non ha nulla a che fare con questioni di criminalità organizzata. La vittima del violento episodio fu Ivan Sobol, 46 anni, che aveva già testimoniato in aula nel 2018 davanti all’allora giudice Sarah Iusto e agli stessi imputati, due di questi – Alfredo ed Emilio Amato – riconosciuti e indicati di persona dalla vittima. Sobol, secondo le indagini, venne aggredito con spranghe, bastoni e mazze da baseball e finì all’ospedale con una prognosi di 43 giorni.

Ieri è saltata l’attesa discussione anche perché il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha chiesto di risentire la parte offesa e un altro teste su questioni specifiche, vale a dire filmati delle telecamere del locale che nessuno dei difensori ha però visto ancora agli atti. Fatto che ha portato a un’opposizione da parte delle difese, con il giudice che ha respinto la richiesta della procura ma ha disposto comunque l’esame della parte offesa e dell’altro teste come ammissione di nuove prove, rinviando infine l’udienza per approdare alla discussione e all’attesa sentenza.

Secondo l’accusa l’aggressione era stata preceduta da una banale lite il 15 gennaio all’interno del locale. Pochi giorni dopo scoppiò un’altra discussione, perché l’uomo straniero nel riportare i bicchieri al bancone era passato in mezzo a due avventori, provocando la loro reazione per questa «mancanza di rispetto». Fatti riportati chiaramente nella deposizione di sommarie informazioni, che la vittima però non ha ricordato pienamente quando fu incalzato in aula durante la sua testimonianza. «Adesso ti spacchiamo la testa» è stata la sola frase riportata però alla mente da Sobol in quell’occasione, che avrebbe visto un imputato andare verso l’auto senza ricordarsi che avrebbe distribuito le mazze a parenti e amici per aggredirlo. Dopo quell’episodio la polizia – che da tempo teneva sotto controllo il bar – aveva denunciato sei clienti del Rondò e nel maggio dello stesso anno il locale era stato chiuso per cinque giorni con provvedimento dell’allora questore.

«Non ho visto chi ci ha colpito, ho solo sentito i colpi da dietro e mi sono trovato Ivan insanguinato tra le braccia», ha detto – sempre in aula – un amico della vittima, sconfessando il rapporto dettagliato offerto nel 2015 alla squadra mobile.

L’udienza di ieri doveva essere quella definitiva che portava alla sentenza. Gli avvocati, tra cui i legali Giuseppe Migale Ranieri e Raffaella Pellini, hanno espresso la loro contrarietà alle richieste dalla procura. Contrarietà accolta dal giudice che però ha a sua volta chiesto di risentire i due testi, rimandando a dicembre la conclusione del processo.

E.L.T.

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