Denunciati i cinque giovani organizzatori del rave party abusivo di Gavassa
Incensurati, hanno tutti fra i 21 e i 30 anni: «Volevamo solo ballare». Partecipanti arrivati da tutta Italia ,anche da Catania
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. «Non abbiamo fatto nulla di male, volevamo solo mettere la musica». Così, nell’immediatezza dei fatti, si sono giustificati gli organizzatori del rave party abusivo di Gavassa, cinque reggiani di età compresa tra i 21 e i 30 anni, tutti incensurati. Nei loro confronti scatterà la denuncia per apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o intrattenimento, oltre alla denuncia per invasione di terreno.
Denuncia, quest’ultima, che colpirà indistintamente tutti i 170 partecipanti identificati. Agli organizzatori sono state sequestrate le attrezzature della festa clandestina: un drum machine, un controller audio (consolle e amplificatore) e ben cinque casse acustiche. La formalizzazione delle denunce non è ancora completa poiché la polizia di Stato è impegnata nel trovare 170 persone – su 200 partecipanti – provenienti da tutta Italia: tramite il passaparola sui social i giovani sono arrivati non solo da ogni città della nostra regione (Bologna, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna e Rimini) ma anche da parecchie regioni del nord Italia, dalla Liguria alla Lombardia (Milano, Lodi, Bergamo, Varese), dal Veneto (Verona, Treviso) al Trentino Alto Adige (Trento) e dalla Toscana (Firenze e Pistoia).
Addirittura un gruppo era partito da Catania per arrivare nella nostra città per la serata di sballo e divertimento. L’identificazione di ciascuno degli interessati sarà un lavoro immane, per i poliziotti, che si concluderà nella giornata di oggi. Il programma è andato in fumo grazie alla segnalazione di un residente che, disturbato dai decibel assordanti e allarmato dalla quantità di auto parcheggiate in quello che è un terreno pubblico (un parco della frazione), poco dopo la mezzanotte di sabato ha allertato il 113 riferendo la presenza di decine di persone in un parcheggio di via Emore Tirelli.
Un luogo scelto con tutta probabilità per le sue caratteristiche: un’area nelle campagne della frazione di Gavassa, abbastanza isolata e seminascosta da alberi e siepi, non molto distante dall’autostrada e quindi facilmente raggiungibile dai partecipanti che hanno ricevuto le istruzioni dagli organizzatori.
A intervenire sul posto in forze ci hanno pensato polizia, carabinieri e polizia locale, che sotto il coordinamento della questura hanno circoscritto l’area e chiuso le vie di accesso impedendo che il raduno si “gonfiasse” a dismisura – particolare non secondario, visto che la pandemia non è acqua passata – e che non si verificassero disordini. Sull’assembramento di giovani, ammassati e intenti a ballare sotto un grande impianto di amplificazione, tre dirigenti della questura hanno deciso di non usare la forza e hanno optato per procedere con mano ferma ma ordinata.
Grazie alla mediazione della Digos e dei funzionari dopo qualche ora di balli attentamente vigilati, alle prime ore del mattino la musica è stata interrotta e i giovani che si sono allontanati alla spicciolata sono stati di volta in volta fermati e controllati.
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