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Incarichi, il processo è su un binario morto Per i dirigenti comunali c’è la prescrizione

Enrico Lorenzo Tidona
Incarichi, il processo è su un binario morto Per i dirigenti comunali c’è la prescrizione

A gennaio calerà la scure e gli avvocati fanno valere una circolare del tribunale che frana sulle udienze considerate “inutili”+

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. Il processo sugli incarichi professionali in Comune è appena partito ma sembra già morto. Sta per calare infatti la scure della prescrizione, tanto che ieri in udienza è stata fatta valere una circolare del tribunale di Reggio, secondo la quale, se manca meno di un anno e mezzo alla prescrizione dei reati, è opportuno non far nemmeno cominciare il procedimento vista l’impossibilità di giungere ai tre gradi di giudizio. Indicazione sostanzialmente accolta dal giudice per l’udienza preliminare Silvia Guareschi - che ha preso in mano il processo al posto del collega Andrea Rat - e che ha rinviato ad aprile 2022, poco dopo l’intervenuta prescrizione che dovrebbe quindi liberare gli imputati.

Quella di ieri era infatti solo la seconda udienza sul processo che riguarda gli incarichi professionali in Comune, già colpito da una sforbiciata che aveva portato gli indagati da diciotto a cinque. Si tratta di Massimo Magnani (difeso dall’avvocato Paolo Coli), Luca Fantini (avvocato Celestina Tinelli), Lorena Belli (avvocato Liborio Cataliotti), Elena Davoli (avvocati Cataliotti e Coli) e Santo Gnoni (ex dirigente del Servizio legale del Comune ora in pensione, co-difeso da Cataliotti e Coli). Per le due donne era rimasta in piedi l’accusa di abuso d’ufficio in violazione al Regolamento comunale e falso in atto pubblico, mentre per gli altri imputati c’è l’accusa di falso per svariati episodi. Si tratta delle due indagini parallele – il trait d’union è Santo Gnoni, protagonista del secondo filone sui presunti bandi di gara truccati – che hanno fatto finire nella bufera piazza Prampolini. Questa è la prima inchiesta in ordine di tempo (e con ipotesi di reato più lievi), arrivata in Procura nel 2015 dalla Corte dei Conti che rilevava profili di illegittimità nel conferimento degli incarichi professionali, secondo l’accusa assegnati discrezionalmente dai dirigenti senza avviso pubblico comparativo nel periodo dal 2012 al 2015.

Già nell’ottobre 2020 su diciotto indagati il gip Luca Ramponi aveva pronunciato il decreto di archiviazione per molti e rinviando a giudizio gli attuali cinque.

«Abbiamo fatto valere la circolare del tribunale – dice l’avvocato Cataliotti – La posizione di Fantini era stata stralciata per un’omessa notifica dell’atto di fine indagine. Poi deve essere stata archiviata anche la sua posizione. Bisognava riunire le posizioni ma era inutile chiedere un rinvio a stretto giro vista la circolare del tribunale. I capi di imputazione saranno tutti prescritti tranne un pezzo relativo alla Davoli».

La questione posta da Cataliotti è stata sposata anche dalle altre difese, che avevano già battagliato in precedenza sollevando in fase di avvio del procedimento alcune eccezioni, come quella di nullità della richiesta di rinvio a giudizio del pm Giacomo Forte per l’omissione dell’interrogatorio di Luca Fantini, come fu richiesto dall’interessato. L’avvocato Coli aveva invece proposto il rito abbreviato per Magnani, mentre per Belli, Davoli e Gnoni i difensori avevano prodotto indagini difensive rappresentate da audizioni testimoniali. Il Gup aveva accolto la nullità e ammesso gli atti, mentre si era riservato di decidere sul rito abbreviato. Il tema difensivo svolto nelle memorie è che il codice degli appalti non imponesse né la gara comparativa né il ricorso alla banca dati dei curricula presenti in Comune e che dunque non può ricorrere né l’abuso né il falso. «La riconducibilità all’uno o all’altro impianto normativo dipende dalla natura dell’incarico assegnato» aveva messo agli atti Cataliotti: «Non vogliamo esimerci dal giudizio – dice ora – visto che abbiamo depositato atti testimoniali e i verbale di interrogatorio. Ma la circolare è chiara e non è possibile perdere del tempo».

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