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Guastalla, EVENTO nel Bellunese 

Un milite ora noto grazie a Silvia Musi

Jacopo Della Porta
Un milite ora noto grazie a Silvia Musi

La guastallese “investigatrice” della Grande Guerra rivela il nome d’un soldato trovato fra i ghiacci delle Dolomiti

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Jacopo Della Porta

GUASTALLA. Una due giorni emozionante per l’investigatrice della Prima Guerra Mondiale Silvia Musi. La guastallese, che per passione salva dall’oblio la storia di tanti soldati della Grande Guerra, è stata protagonista insieme ad altri colleghi di ricerche di un evento che si è svolto a Santo Stefano di Cadore, nel Bellunese, dove è stato svelato il nome dell’Alpino ignoto del Popera, così chiamato perché il suo corpo venne restituito dall’omonimo ghiacciaio 38 anni fa.

La guastallese e Guglielmo De Bon, Federica Delunardo, Mauro Ambrosi, Daniele Girardini e lo scomparso Antonio Sasso sono riusciti a dare un nome all’ignoto grazie a un certosino lavoro di ricerca durato cinque anni.

Musi e De Bon hanno anche scritto un libro, “Sotto una coltre di ghiaccio”, che è stato presentato per l’occasione.

I resti del soldato trovato nel vallon Popera appartengono al sottotenente medico Carlo Cosi, napoletano classe 1890, morto nei pressi del Passo della Sentinella il 9 novembre 1916. La motivazione con la quale era stata attribuita la medaglia di bronzo all’ufficiale recita: “Dando bell’esempio di abnegazione e sfidando il pericolo imminente, accorreva prontamente per prestare le cure necessarie ad alcuni militari travolti da una valanga. Una seconda valanga travolgeva lui stesso, uccidendolo”.

Ma perché quando venne ritrovato il suo corpo, nel 1983, non fu subito ricollegato allo scomparso sottotenente? «Perché il cappello da alpino che era nei paraggi aveva tratto in inganno», spiega Musi. L’ufficiale, infatti, non era un alpino ma quel capo d’abbigliamento, che potrebbe essere finito per caso vicino al cadavere, faceva pensare di sì.

Fatto sta, che dopo aver cercato invano un alpino disperso in quella zona, Musi e gli altri ricercatori sono ripartiti da zero e solo allora hanno imboccato la strada giusta.

Analizzando con occhi nuovi gli oggetti trovati nei pressi del corpo, sono infatti emersi gli indizi giusti.

«Prima di tutto una stelletta zigrinata su un brandello di bavero. Particolare che ha orientato le ricerche a un ufficiale morto per valanga. Poi un brandello di mostrina con tracce residue di colore rosso, utilizzato dal personale medico. Inoltre, una piccola lamina con un monogramma contenente le iniziali C. C. incrociate».

Indizi che erano sotto gli occhi fin dal ritrovamento, ma che soltanto i ricercatori hanno saputo interpretare nel mondo giusto dopo aver abbandonato la pista dell’alpino.

La due giorni bellunese ha vissuto momento di grande commozione. Alla presentazione del libro erano presenti i pronipoti del caduto, che nel corso dei decenni hanno serbato gelosamente foto e memorie del loro caro che non hanno mai conosciuto.

I parenti dopo più di un secolo di oblio hanno potuto portare un fiore sulla tomba del sottufficiale sepolto come ignoto nel cimitero militare di Santo Stefano. Una bella soddisfazione per Silvia Musi e gli altri investigatori della storia come lei.

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