Gazzetta di Reggio

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LA BOCCIATURA DEL DDL ZAN 

«Al contrario di Reggio Emilia l’Italia va stretta ai diritti gay»

Ambra Prati
«Al contrario di Reggio Emilia l’Italia va stretta ai diritti gay»

La rabbia e la delusione di Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Gioconda: «Non saranno sicuramente 150 senatori a cambiare la direzione intrapresa» 

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REGGIO EMILIA. «Fa rabbia vedere come Reggio Emilia, con una mentalità avanzata, sia stata sconfessata dal Governo. Qui abbiamo visto la politica ascoltare i cittadini, al contrario l’Italia va stretta ai diritti dei gay». Così Alberto Nicolini, presidente Arcigay Gioconda, ha commentato l’affossamento del Ddl Zan contro le discriminazioni di genere approvata quasi un anno fa dalla Camera e impallinata in Senato mercoledì scorso, tra franchi tiratori e la “tagliola” (la tagliola è uno strumento previsto dall'articolo 96 del regolamento del Senato, secondo cui “prima che abbia inizio l’esame degli articoli di un disegno di legge un senatore per ciascun gruppo può avanzare la proposta che non si passi a tale esame”) di Lega e Fratelli d’Italia. La legge contro l’omofobia è naufragata in Senato e ora dovrà ripartire da zero, presentando un nuovo testo di legge non prima di sei mesi. A Reggio Emilia, la città che ha celebrato la prima unione civile, la città delle battaglie per le parità di genere, Alessandro Zan era venuto in Sala Tricolore nel settembre 2020 chiamato dal consigliere Dario De Lucia proprio in occasione di un documento che invitava il governo ad approvare la legge. Il nulla di fatto ha provocato scalpore.

Fabiana Montanari, consigliere comunale Pd, mamma arcobaleno ed ex presidente Arcigay Reggio, nell’immediatezza dei fatti ha scritto sui social: «Il Ddl Zan è morto. L’Italia continua ad essere un paese in cui agire violenza nei confronti di una persona Lgbtiq+ ti fa avere uno sconto di pena».

L’impegno di Arcigay locale pro Ddl Zan è di lungo corso: ricordiamo come si è concretizzato?

«Reggio – spiega Nicolini – ha sempre fatto la sua parte e anche di più. Quando le associazione nazionali faticavano a mobilitarsi noi eravamo già in piazza, sempre cercando importanti alleanze, dal terzo settore ai sindaci. Reggio Emilia è particolarmente aperta. Perciò è ancor più doloroso trovarsi in una situazione in cui a livello locale c’è grande sintonia e consapevolezza del bisogno di una legge del genere, mentre a livello nazionale siamo stati sconfessati: la proposta è diventata merce di scambio e terreno di giochi di propaganda. È successo qualcosa di simile a quanto accaduto per il riconoscimento genitoriale di coppie dello stesso sesso: la trascrizione di due coppie di donne riconosciute come mamme ma poi cancellate dalla Prefettura è stato un altro caso di discrepanza tra il locale e il nazionale. Del Ddl si parla dal 2018. In mezzo alla pandemia abbiamo organizzato almeno tre manifestazioni: vuol dire che si tratta di un tema sentito dalla maggioranza dei reggiani».

Quali sono state le reazioni dei reggiani?

«Sui social network ho visto una sollevazione trasversale rispetto all’affossamento del Ddl: tanto ingaggio. È una giornata brutta in una battaglia che vinceremo perché il mondo è cambiato e se guardiamo l’atteggiamento dei nostri concittadini rispetto a qualche anno fa tanta strada è stata fatta. Ovvio che c’è molta rabbia, anche da parte mia, nel vedere umiliare i nostri diritti in sei ore per un gioco di palazzo che non meritava nessuno».

Sul paradosso di una proposta di legge presentata dal Pd e affossata dallo stesso Pd?

«In questo omicidio il pugnale ha diverse impronte digitali e le abbiamo riconosciute tutte, Italia Viva in testa. Tutti partiti che hanno perso l’ultimo giro di elezioni».

E adesso occorrerà ricominciare da capo?

«Le lotte svolte dobbiamo per forza vederle come una semina per il futuro. Non staremo a guardare davanti a questo scempio, perché sappiamo che ogni giorno le nostre vite sono più libere e non saranno 150 senatori a cambiare la direzione intrapresa. Io, Ddl Zan o no, non torno a nascondermi. Continueremo a lavorare con il Tavolo Omotransnegatività del Comune, abbiamo tanti progetti, non ultimo quello di una casa di accoglienza arcobaleno. Noi facciamo il possibile, ma siamo stanchi di dover supplire all’assenza dello Stato perché in parlamento qualcuno guadagna voti con le dichiarazioni più bieche».

Quanto tempo passerà prima che si ripresenti un’altra legge?

«Si andrà almeno alla prossima legislatura. Nel frattempo usciamo de una pandemia che ha terremotato il tessuto sociale delle associazioni. Noi ricominciamo da lì: dal livello umano, dall’incontro, dall’ascolto e dallo scambio. E dalle mobilitazioni che saranno indette, magari invitando a votare persone affidabili che quando prendono un impegno non lo abbandonano nella vigliaccheria di un voto segreto».

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