Pronto soccorso, ira di Confcooperative «Contro di noi affermazioni molto gravi»
Secca replica al direttore del Dipartimento d'Emergenza, che ha stroncato il ricorso alle coop di fronte alla carenza di organico
REGGIO EMILIA. «Sono affermazioni gravi e sorprendenti, a maggior ragione perché provengono da una fonte che certamente sa che proprio qui, a Reggio Emilia, opera la più grande cooperativa europea di medici di medicina generale e quanto la cooperazione stia contribuendo a sostenere servizi alla persona altrimenti non erogabili dal pubblico».
Sul tema della sanità, Confcooperative insorge contro l’ondata di discredito e rivendica la qualità e la professionalità dei servizi offerti dalle coop in ambito socio-sanitario, contestando la dichiarazione di Anna Maria Ferrari, direttrice del dipartimento di Emergenza Urgenza dell’Ausl, che in un’intervista sulla Gazzetta ha parlato delle difficoltà del pronto soccorso reggiano a livello di organico e aveva detto: «I medici di pronto soccorso appaltati alle coop? È il rischio che si corre anche a Reggio, ma è un’ipotesi che ci vede contrarissimi perché il livello si abbasserebbe in modo drastico: qui non li vogliamo».
La questione è dibattuta non solo a Reggio, ma a livello regionale. A Ferrara la cooperativa Cmp Global Medical Division, che ha sede a Granarolo in provincia di Bologna e conta alcune centinaia di soci in tutta Italia, ha infatti ottenuto in affidamento diretto dalla locale azienda sanitaria la copertura di turni di servizio nel pronto soccorso e nell’automedica. Nella nostra provincia non è meno grave la carenza di medici specializzati e disponibili al duro lavoro dell’emergenza-urgenza, ma la dottoressa Ferrari ha in mente altri rimedi: «Per sopperire alla carenza drammatica di personale stiamo cercando di trovare soluzioni alternative, come contratti con gli specializzandi universitari e corsi per medici territoriali».
Confcooperative, come le altre centrali di consolidata tradizione, controlla la regolarità dell’operato delle imprese aderenti e non accetta di essere confusa con degenerazioni del sistema. Perciò esprime un «profondo rammarico» per la pregiudiziale esclusione delle coop da parte dell’Ausl.
A suo avviso la dottoressa Ferrari ha avuto una reazione nervosa comprensibile alla luce delle difficoltà nell’erogare i servizi sanitari, che sono state aggravate dall’emergenza Covid. «Nel confermare al personale Ausl tutto l’apprezzamento per il loro lavoro, a maggior ragione in una lunga e drammatica situazione pandemica – prosegue Confcooperative – non possiamo esimerci dal chiedere rispetto anche per chi, in modi diversi, ha avuto a che fare con la stessa battaglia con pochi mezzi e carenze di personale sanitario e para-sanitario assimilabili a quelle di cui si parla per la sanità pubblica. La dura reprimenda contro la cooperazione rivela comunque un più ampio pregiudizio nei riguardi della cooperazione, dei suoi soci e dei suoi lavoratori. Non è da oggi che la cooperazione deve fare i conti con una cultura che, rifacendosi al riconoscimento del buon lavoro nei servizi alla persona esclusivamente in capo al pubblico impiego, penalizza, anche economicamente, i soci e i lavoratori delle cooperative». Per la centrale cooperativa, «ora si sta però passando il segno, ed è tempo che la politica e le amministrazioni locali intervengano a viso aperto per condannare ogni pregiudizio venga alimentato in tal senso, consapevoli che questa conflittualità non ha ragione di esistere».
Da Confcooperative ricordano la Cooperativa medici di medicina generale, alla quale aderiscono medici di famiglia associati per condividere le spese professionali e di gestione degli ambulatori. Nessuno ne mette in discussione la compatibilità con l’organizzazione che fa capo all’azienda pubblica, di cui contribuisce ad agevolare la funzionalità.
«Se il welfare reggiano è efficace e sostenibile – insiste Confcooperative – lo si deve in gran parte proprio alla cooperazione, ai suoi soci e ai suoi lavoratori, soggetti a retribuzioni che, nascendo in conseguenza di gare e affidamenti pubblici finalizzati al risparmio, sono molto più basse rispetto a quelle dei colleghi del pubblico impiego. A questo è grave che si aggiunga anche il disconoscimento della professionalità e della dignità del lavoro in cooperativa, con affermazioni che in questo territorio non hanno ragione d’essere». La centrale riconosce che le norme sugli appalti hanno favorito illegalità e disfunzioni, ma rigetta qualsiasi corresponsabilità. «Anzi – afferma – siamo stati i primi a chiedere una legge contro le false cooperative, con una sottoscrizione tra i soci che ha coinvolto centinaia di migliaia di cooperatori. Mentre restiamo in attesa e sollecitiamo le risposte del legislatore non siamo più disposti ad accettare che su temi così delicati sia messo in discussione il buon nome della cooperazione e, soprattutto, sia lesa la dignità di donne e uomini che responsabilmente lavorano in ogni ambito dell’economia e dei servizi in stretta relazione con il territorio e le comunità locali».
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