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Strage, Bellini sbotta in udienza La Corte: «Non influenzi il teste»

E.Spa.
Strage, Bellini sbotta in udienza La Corte: «Non influenzi il teste»

Scintille in aula durante la deposizione di Mezzadri, tirato in ballo e poi assolto nel processo Campanile

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REGGIO EMILIA. Bellini sbotta in aula. E durante la deposizione del teste, lo interrompe spazientito, sostenendo che si stia parlando di «barzellette». Il presidente della Corte, Francesco Caruso, richiama la Primula Nera, invitandolo più di una volta a non interferire («Sta condizionando il testimone ed è molto grave») e arrivando a minacciarlo di farlo uscire dall’aula. Il legale di parte civile, Andrea Speranzoni, e i magistrati della Procura Generale, a loro volta, di fronte ai molti «non ricordo» e alla mancata conferma di dichiarazioni rese in verbali d’epoca dal teste stesso invitano la Corte a valutare se ci si trovi di fronte agli estremi di una falsa testimonianza. Invito che, almeno sul momento, la corte non sembra abbia voluto raccogliere.

Non sono mancati momenti di tensione nell’udienza che si è celebrata ieri a Bologna nel processo mandanti, dove la Primula Nera ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, è imputato per concorso nella strage in stazione del 2 agosto 1980, che ha provocato 85 morti e oltre 200 feriti. A sfilare sul banco dei testimoni Piercelso Mezzadri, una vecchia conoscenza della Primula Nera, tirato in ballo in passato dallo stesso Bellini nel processo per l’omicidio del 22enne esponente di Lotta Continua, Alceste Campanile avvenuto nel giugno 1975: un processo dal quale Mezzadri venne completamente scagionato, con un’archiviazione nei suoi confronti stabilita a fine 2008 dall’allora gup di Reggio, al pari delle posizioni di Roberto Leoni, Piero Firomini e Franca Tanzi. Per il giudice, non vi furono riscontri oggettivi al racconto di Bellini, che sempre sul delitto Campanile – confessato a decenni di distanza – vide calare la scure della prescrizione: un omicidio il cui movente politico – collegato alla militanza di Bellini in Avanguardia Nazionale – è entrato più volte nel processo mandanti, sebbene non sia stato oggetto della testimonianza di ieri, dove le parti civili (che hanno convocato Mezzadri) hanno indirizzato le loro domande soprattutto sul contesto dell’estrema destra degli anni ’70 e ’80 e sui rapporti dell’imputato con il testimone.

Mezzadri, Tanzi, Leoni e Firomini. Sono i nomi attorno ai quali si è sviluppata gran parte della deposizione di ieri, sulla base della ricostruzione della biografia e delle frequentazioni del teste, gestore fino al 1972 del Bar torrefazione Bonanni a Parma, in via Farini, diventato in qualche modo quartier generale dell’estrema destra e dei neofascisti dell’epoca, prima di un espatrio in Paraguay – nel 1979, quando la Primula Nera era latitante in Brasile con il falso nome di Roberto da Silva – dove Mezzadri aprì un bar, lavorò nel settore della conceria ed ebbe contatti economici con Gaetano Orlando, uno dei fondatori dei Mar e a sua volta latitante all’epoca per l’omicidio del giudice Occorsio. Di Orlando, sono da tempo accertati i rapporti con la famiglia Bellini, in particolare con il fratello di Paolo, Guido, quest’ultimo deceduto da anni.

Fra gli episodi citati durante la deposizione, una telefonata intercettata dal Paraguay a Parma, dove Mezzadri chiedeva alla moglie di cancellare da un’agenda i riferimenti a un prete di Reggio – verosimilmente don Braglia – all’epoca in cui il sacerdote venne indagato (e poi scagionato) per favoreggiamento della latitanza di Bellini. E ancora: la chiusura del Bar torrefazione Bonanni, dopo un assalto di comunisti collegato all’omicidio Lupo, ovvero l’uccisione a Parma di Mario Lupo per mano di gruppo di neofascisti la sera del 25 agosto 1972. Episodi ripercorsi dal teste fra conferme e dimenticanze, suscitando perplessità alla stessa Corte. Quanto all’episodio che ha innescato la reazione della Primula Nera, un verbale del 10 marzo 1982 nel quale Mezzadri affermò di essere andato alla Mucciatella dopo aver saputo di un fatto di sangue che aveva come protagonista Paolo Bellini: una visita al padre della Primula Nera, Aldo, per confortarlo «come un amico», espressione che tuttavia Mezzadri ieri ha ritrattato, dicendo di non essere legato con quest’ultimo un sentimento di amicizia. «Come amico, non vuol dire che è un amico», ha precisato il teste, innescando la girandola di reazioni.

Fra i misteri dell’agenda di Franca Tanzi, infine, anche il nome e il numero del noto investigatore privato Tom Ponzi, ex repubblichino morto nel 1997, che le parti civili hanno ricordato essere uno figura di spicco della struttura Anello, servizio segreto parallelo controllato, secondo le dichiarazioni di Licio Gelli, dal senatore Giulio Andreotti. Mezzadri ha detto di aver conosciuto per caso Ponzi in un bar di Nizza, nell’incredulità delle parti civili, non specificando ulteriori dettagli. «Una volta mi sono trovato il presidente della Repubblica in un bar», ha aggiunto il teste, non convincendo tuttavia Speranzoni, avvocato del collegio di parte civile che difende le vittime della strage.

E.Spa.

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