Omicidio Silipo, i famigliari al corteo: «Giustiziato, ma non è ’ndrangheta»
I cugini del 29enne respingono l’idea di un movente mafioso: «Quello sparo è stato solo il gesto di un folle»
CADELBOSCO SOPRA. «È stato ucciso da un folle, un uomo che riteneva un padre e alla presenza di un ragazzo che riteneva più di un fratello. Ma non dite che è ’ndrangheta». A parlare per tutti i parenti sono tre ragazzi davanti a una ventina di persone, cugini e famigliari di Salvatore Silipo, il 29enne ucciso sette giorni prima con un colpo alla nuca da Dante Sestito, il suo ex datore di lavoro. «Per Salvatore, Dante era un padre», continuano a ripetere quei famigliari, per lo più giovani – i genitori sono ancora a Cutro per il funerale celebrato venerdì nella città natale della vittima – che ieri si sono presentati davanti al Comune di Cadelbosco Sopra per prendere parte alla fiaccolata organizzata dall’amministrazione e dal Partito Democratico, alla quale hanno partecipato centinaia di persone, tra sindaci in maniera trasversale, amministratori, sindacati e comuni cittadini.
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I tre cugini di Salvatore parlano con le fiaccole accese e un cartello che invoca giustizia per il ragazzo che era diventato padre della seconda figlia da appena 40 giorni, rimasto lui stesso orfano da piccolo e che aveva eletto la famiglia Sestito quale seconda famiglia.
Ma un probabile sgarro è finito con l’ex garzone della Dante Gomme in ginocchio nell’officina, dove il vecchio datore di lavoro ha tirato fuori una 44 magnum rubata sparando alla nuca del ragazzo. Una colpo che ha il sapore del regolamento di conti e che riporta a un atteggiamento mafioso di Sestito, sul quale stanno indagando i carabinieri.
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«Siamo qui come portavoce della famiglia Silipo per dissociarci da qualsiasi illegalità e violenza» dice Marika Silipo mentre tiene in mano il cartello. «E alla ’ndrangheta?» incalzano i giornalisti. «Anche contro la ’ndrangheta e le mafie e a qualsiasi tipo di malaffare» dicono i tre ragazzi, che pretendono però chiarezza sul movente: «Siamo qui per Salvatore e per partecipare a questa fiaccolata per la legalità – dice l’altro cugino, Francesco Silipo – non contro la mafia e la ’ndrangheta, perché quello che è successo lo diranno poi gli inquirenti, ma lo diciamo noi col cuore in mano: non ha niente a che vedere con la ’ndrangheta, la mafia e tutte quelle cose che sono più grandi di noi e di cui non ne sappiamo l’esistenza e non ne vogliamo neppure parlare». «È stata una morte ingiusta, una vita spezzata – aggiunge un’altra cugina, Alessandra Maida – e noi siamo qua anche per tutte quelle vittime che ingiustamente sono state giustiziate come nostro cugino Salvatore».
Il regolamento di conti con la pistola di grosso calibro sarebbe stata la reazione per un furto di merce dell’officina, raccontano gli stessi famigliari di Silipo, punito con il sangue. «Questo è stato il gesto di un matto, non di ’ndrangheta, una follia pura» aggiunge Francesco. «Confidiamo nella giustizia, perché per questa brutalità e disumanità – incalza Marika – penso che ognuno abbia il dovere morale di procedere con il proprio lavoro per mettere fine alla nostra sofferenza e dare una speranza a tutti noi, affinché giustizia sia fatta anche per chi è qui oggi con noi. Siamo qui per stringerci con loro. Perché nel loro piccolo possono capire la grande sofferenza che noi come famiglia stiamo vivendo. Un dolore immane: non ci sono parole, e questa sofferenza non l’auguriamo a nessuno: non si può morire così a 29 anni».
«Basta violenza, deve cessare al di là se siamo al nord o al sud, perché la criminalità, o come la volete chiamare, esiste in tutto il mondo. Non si può morire in maniera così brutale, solo la natura deve fare il suo corso» dice ad alta voce Alessandra.
Poi il corteo parte, e dalle dichiarazioni si passa al silenzio. Cento metri dopo il ricordo pubblico celebrato dal sindaco di Cadelbosco, Luigi Bellaria, che lancia un ringraziamento a 360 gradi: «Esprimo il mio personale sconforto per la perdita di una vita in modo così cruento. Rinnovo fiducia e sostegno alle forze dell’ordine. E ringrazio tutta la comunità cadelboschese, le associazioni, le persone arrivate a Cadelbosco da altri paesi, e le autorità presenti per aver accettato il mio invito a partecipare a questa fiaccolata».
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