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Finisce in cella la basista della banda dei caveau Nel ’18 il colpo milionario

Finisce in cella la basista della banda dei caveau Nel ’18 il colpo milionario

La 53enne donna delle pulizie è stata condannata a tre anni di reclusione. Decisiva la sua collaborazione alle indagini dopo gli arresti

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CAMPAGNOLA EMILIA. Tre anni fa erano finiti al centro della cronaca come la banda del caveau. Dieci rapinatori, tutti pregiudicati e di origine campana, fermati dai carabinieri del comando provinciale di Parma nella primavera del 2018, con l’accusa di calarsi nelle fogne per poi scavare cunicoli con l’obiettivo di raggiungere i caveau delle banche. Dopo le condanne, è diventata definitiva la sentenza per la donna considerata la basista della banda, ora finita in cella. È di Campagnola.

La banda è stata condannata per un primo colpo milionario nella filiale di Banca Intesa di via Venezia a Parma ed erano stati bloccati quando erano prossimi ad assaltare la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, sempre nella città ducale. Tra gli indagati era finita una addetta alle pulizie, allora 51enne, e con un regolare lavoro, che aveva più di un contatto con i rapinatori.

Come ricostruito dai carabinieri, coordinati dal pubblico ministero di Parma Fabrizio Pensa, la donna d’origini napoletane si era prestata ai sopralluoghi: nel caso della prima banca – dove erano state svuotate, il 31 ottobre 2017, la cassaforte e 84 cassette di sicurezza, per oltre 3 milioni di refurtiva fra contanti e valori – aveva filmato l’interno della filiale quando vi si era recata con la scusa di aprire un conto corrente bancario; mentre nell’organizzazione del secondo colpo era stata lei ad individuare il tombino attraverso il quale introdursi, per poi scavare il tunnel diretto verso la banca. Inoltre, si era prestata per intestarsi il contratto d’affitto delle due abitazioni usate come covi dalla banda.

Una volta arrestata, aveva vuotato il sacco con i carabinieri e nel marzo del 2019 di questa sua collaborazione il giudice ne aveva tenuto conto, nella sentenza del processo tenutosi in tribunale a Parma con rito abbreviato: era stata infatti condanna a 3 anni di reclusione e 600 euro di multa, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Venendo, invece, assolta dal reato più grave: quello dell’associazione a delinquere.

Detratti i quattro giorni in regime di custodia cautelare, la donna doveva ancora scontare 2 anni, 11 mesi e 26 giorni di reclusione. La sentenza, divenuta esecutiva, ha visto l’Ufficio esecuzioni penali della Procura generale della Corte d’Appello emettere l’ordine di carcerazione che nel pomeriggio di sabato 30 ottobre, è stato eseguito dai carabinieri di Campagnola Emilia che hanno condotto la donna in carcere per l’espiazione della pena.

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