La prima interdittiva a Raffaele Todaro ex genero del boss
Un incontro antimafia interrotto bruscamente da un attacco verbale all’allora prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro. È successo a Reggiolo nel dicembre del 2013, nel corso di un’iniziativa organizzata da Fondazione Caponnetto e Camera di commercio di Reggio per parlare del pericolo di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post terremoto. A prendere la parola furono due imprenditori edili, Raffaele Todaro (il primo a essere colpito da un’interdittiva antimafia nel Reggiano) e il cognato Iembo, che hanno cominciato a prendersela con il prefetto (che non era presente), accusandolo di averli danneggiati nel loro lavoro. Entrambi, nel 2010, avevano infatti ricevuto dal prefetto un’interdittiva che ha fatto perdere alle loro aziende la certificazione antimafia e con questa anche appalti da migliaia di euro. «Sono rovinato» disse Iembo prendendo la parola dal pubblico e riferendosi all’interdittiva antimafia da cui è stato colpito. Todaro invece ha incolpato il prefetto di averlo punito solo perché legato alla famiglia del boss della ’ndrangheta Antonio Dragone (è l’ex genero), ucciso nel 2004 dalla cosca rivale dei Grande Aracri.
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