Gazzetta di Reggio

Reggio

sant’ilario 

Il Club Alpino della Val d’Enza in pista per il turismo lento

Luciano Salsi

La strategia di rilancio discussa durante il quarantennale della sottosezione L’obiettivo è migliorare la rete sentieristica. Tra le criticità, il ponte sulla via Emilia

3 MINUTI DI LETTURA





SANT'ILARIO. Il turismo lento, rilanciato anche in seguito alla pandemia, è la strategia che il Club Alpino Italiano, assieme agli enti locali, propone e sostiene per valorizzare il nostro territorio sotto il profilo culturale ed economico.

Se n’è parlato a lungo giovedì sera nel Piccolo Teatro in Piazza gremito dai cittadini per la celebrazione del quarantennale della sottosezione Val d’Enza del Cai, che da sempre cura la segnaletica e la manutenzione dei sentieri percorribili a piedi, a cavallo o in bicicletta, primi fra tutti il 672 che va da Brescello a Cerezzola e il Sentiero dei Ducati che sale al passo del Lagastrello.

L’attenzione si è concentrata sulla media valle, meno frequentata dagli escursionisti rispetto all’alta, ma ricca di beni naturali, storici e archeologici meritevoli di essere scoperti o meglio conosciuti anche da chi proviene dal resto dell’Italia e dell’Europa. Il tema del convegno, “La bella Val d’Enza”, è stato svolto dai relatori dopo i saluti del sindaco Carlo Perucchetti, nativo di Brescia ma innamorato del nostro Appennino, del sindaco di Gattatico Luca Ronzoni, presidente dell’Unione Val d’Enza, e di Elisa Cavatorti, vicesindaco di San Polo.

Enzo Zannoni, reggente della sottosezione Cai della Val d’Enza, ha sottolineato l’impegno che i soci hanno profuso negli ultimi anni, insieme ai comuni, per rafforzare la rete sentieristica realizzando nel 2016 il collegamento fra San Polo e Canossa e poi la variante che corre nei pressi della stazione di Sant’Ilario. Questa deviazione si è resa necessaria dopo che l’Aipo ha interrotto il passaggio sotto il ponte ferroviario nel comune di Gattatico, ma rimane l’intenzione di ripristinare il vecchio tracciato.

Un’altra criticità, segnalata dall’architetto del paesaggio Nando Bertolini, è il ponte stradale della via Emilia, privo di marciapiedi e corsie ciclabili. Anche questo, a suo parere, è un intralcio all’auspicabile sviluppo di un turismo itinerante interprovinciale. Si rivela preziosa, invece, l’attenzione che l’archeologo reggiano Paolo Storchi, docente universitario a Ravenna, riserva ai reperti datati e a quelli dei recenti scavi da lui coordinati nella nostra zona. Lo studioso li ha illustrati spaziando fra le tre città antiche della Val d’Enza, Brixellum, Tannetum e Luceria, e risalendo alle fondamentali ricerche di Gaetano Chierici, celebrato dal Cai reggiano come suo fondatore nel 1875.

L’attuale presidente Carlo Possa, che ne era alla guida anche quarant’anni fa, s’è detto orgoglioso di un tale predecessore. Al suo insegnamento s’è richiamato per ribadire lo stretto legame che il sodalizio ha sempre avuto con la cultura, la storia e il territorio. Un territorio che rivela bellezze inaspettate, come i prati stabili, le siepi e i fontanili di Valle Re e le altre zone umide su cui s’è soffermato il tecnico ambientale Claudio Mori.

Dopo la proiezione del video di Ideo Grossi “Da Casa Cervi alla via della libertà: un percorso tra memoria e natura”, ha chiuso i lavori Irene Priolo, assessore regionale all’Ambiente.

Luciano Salsi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google