«La nostra è un’attività agonistica I ragazzi sanno che ci sono selezioni»
«Il ciclismo è uno sport difficile, selettivo... non è per tutti. Ci dispiace tantissimo per il ragazzo e la famiglia, ma purtroppo è così». La società (di cui non facciamo il nome per non alimentare polemiche che la famiglia non vuole) spiega le ragioni che portano a selezionare i giovani atleti: «È normale per le società che organizzano attività agonistiche, di qualunque sport si tratti. Noi investiamo sui ragazzi, mettiamo in campo risorse e personale ma poi i risultati, quelli minimi almeno, devono esserci. Cambia molto, per noi, avere sette o dieci ragazzi in squadra ad esempio: purtroppo dobbiamo concentrarci su chi ha più prospettive».
La società parla poi dell’aspetto legato alla sicurezza: «In occasione delle competizioni giovanili, le strade non vengono quasi mai chiuse. Può esserci l’ammiraglia, ma se un ragazzino resta indietro e si stacca dal gruppo, significa che poi rimane da solo. Deve raggiungere da solo il traguardo correndo in strada con le auto, deve trovare da solo il percorso... è una responsabilità non da poco per la società». E le selezioni, ribadiscono, fanno parte “del pacchetto”: «I ragazzi e le famiglie sanno che la società può avere perplessità su qualcuno e interrompere il suo percorso. È una cosa naturale. Praticare sport è importante per i ragazzi, lo sappiamo, ma il ciclismo non è da tutti, è davvero selettivo. Purtroppo a causa del Covid abbiamo anche avuto difficoltà a creare un gruppo-squadra e probabilmente non siamo stati bravi a coltivare un dialogo con la famiglia. Ci dispiace, faremo tesoro dell’esperienza».
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