«Non mi maltratta, ero gelosa» Lei ritratta, il marito è assolto
In udienza emerge anche che la moglie, depressa, si era buttata dal terzo piano La figlia: «Litigi ingigantiti, mia madre convinta che mio padre avesse l’amante»
reggio emilia. Una famiglia reggiana tormentata e ci sono voluti 4 anni di processo per entrare nei meandri di un lungo travaglio fra quelle mura domestiche che definire delicato è sicuramente riduttivo.
É la storia di un muratore ora 62enne e della moglie casalinga di dieci anni più giovane che hanno due figli (un maschio e una femmina) minorenni al momento dei fatti al centro del procedimento. La coppia era entrata in crisi fra la metà del 2011 e il dicembre 2015. La denuncia nei confronti del marito è pesante: mette nero su bianco che lei e sua figlia vengono ripetutamente picchiate (pugni, schiaffi, calci) da quell’uomo che non esita a sbattere la moglie contro un muro e un armadio prendendola per la testa, oppure colpisce madre e figlia al volto con un posacenere, il tutto “condito” da frasi offensive. Quello descritto è un infermo coniugale e la moglie con i figli lascia l’abitazione familiare. E in questa vicenda c’è un altro fatto grave: la casalinga si era buttata giù dal terzo piano, salvandosi miracolosamente (rimarrà ricoverata in ospedale due mesi). Perché l’aveva fatto?
Un “quadro” che porta all’apertura di un fascicolo per maltrattamenti e lesioni gravi, fino al processo che risulterà faticosissimo anche a livello di magistratura (si alterneranno due pm e quattro giudici comprendendovi anche l’udienza preliminare in cui il muratore viene rinviato a giudizio).
Ma è nel processo pubblico che escono diverse “crepe” nei racconti, mentre la famiglia ritrova un equilibrio e si ricompatta (sono tornati a vivere insieme). I carabinieri che erano intervenuti su richiesta di madre e figlia spiegano – in aula – di non aver trovato contusioni sul corpo della moglie e la casa era in ordine, liquidando il tutto in normali diatribe fra coniugi. I vicini di casa confermano i litigi all’interno della famiglia, descrivendo l’uomo come un violento. Ma è dalle due donne di casa che arriva la svolta. La moglie conferma in udienza di essersi lanciata dal terzo piano, ma del resto messo in denuncia dice di non ricordare nulla, se non che se la prendeva con il marito perché «ero caduta in depressione, abbiamo avuto da dire, come in tutti i matrimoni».
Più esplicita la figlia in aula che, dopo aver negato le violenze del padre, fa una rivelazione non di poco conto: «La situazione era normale come in qualsiasi famiglia, c’erano discussioni, molto spesso con delle esagerazioni di mia mamma che soffriva di depressione ed era convinta che mio papà avesse una relazione con un’altra donna». In questo contesto processuale la Procura ha comunque chiesto di recente la condanna per il 62enne (1 anno e 4 mesi di reclusione), a cui ha replicato l’avvocato difensore Ernesto D’Andrea: «Il mio assistito va assolto, perché il movente della denuncia era in realtà la gelosia della moglie nei confronti del marito e la sua depressione». Tesi difensiva accolta in pieno dal giudice Sarah Iusto che ha virato sull’assoluzione.
T.S.
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