A Reggio parte la task force che combatte il caporalato
Domani si insedia la Sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità Il prefetto Rolli: «Non solo repressione, serve puntare anche sulla prevenzione»
REGGIO EMILIA. Lavoro nero, sfruttamento e caporalato sono temi scottanti che sembrano attecchire anche nelle terre dove i diritti sono più radicati. Così, anche a Reggio Emilia, il sistema del lavoro è oggetto di controlli a tappeto, come ricordano le cronache degli ultimi anni, che hanno calamitato l’attenzione delle forze dell’ordine e del sistema ispettivo soprattutto in agricoltura.
Tutti sforzi messi ora a fattore comune dal prefetto di Reggio, Iolanda Rolli, che domani vedrà insediarsi la prima seduta della neonata Sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità di Reggio Emilia, che sarà presieduta dal direttore dell’Inps e che coinvolgerà, oltre all’Ufficio Territoriale del Governo, l’assessorato regionale all’agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca, l’Ispettorato territoriale del lavoro, l’Agenzia delle Entrate, il Centro per l’Impiego, nonché le associazioni datoriali e le federazioni sindacali del settore agricolo della provincia.
L’istituzione della Sezione è frutto di numerosi incontri, svolti anche alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, e di un articolato lavoro coordinato dal prefetto Rolli, che, in virtù della particolare sensibilità nei confronti del tema dello sfruttamento lavorativo, ne ha fatto uno dei principali obiettivi sin dal suo insediamento.
Per contrastarlo, il ruolo del prefetto rileva innanzitutto nelle funzioni di autorità provinciale di pubblica sicurezza, e quindi come soggetto responsabile, dal punto di vista politico-amministrativo, del controllo del territorio.
Secondo il prefetto Rolli, però, «il fenomeno del caporalato non consente un approccio esclusivamente repressivo, ma deve essere affrontato anche in ottica preventiva, dando piena applicazione alla normativa in materia, specie quella dettata dalla legge 199/2016, che ha introdotto le Sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità, come struttura provinciale della Cabina di Regia istituita nel 2014, presso l’Inps, per individuare le imprese che si distinguono per il rispetto delle norme in materia di lavoro e della legislazione sociale».
La prefettura, pertanto, assicurerà un’azione di costante coordinamento tra tutti i soggetti istituzionali, sia locali che statali, in modo da supportare l’Inps, alla quale è affidata la presidenza della Sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità, nell’assolvimento delle proprie funzioni di competenza, garantendo, al contempo, un indispensabile link tra il momento preventivo e quello repressivo, curato dalle forze di polizia.
Insomma, «la sfida a cui sono chiamate le istituzioni – ha precisato il prefetto - è quella di dare efficacia a quanto previsto, sulla carta, dal legislatore, rendendo nei fatti conveniente, per le aziende, tenere comportamenti virtuosi e rispettare i canoni della legalità, specie in decisioni strategiche come quelle relative all’impiego della manodopera».
E.L.T.
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