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Affari-truffa sulle chiese Il mediatore va in Appello «L’accusa è già prescritta»

T.S.
Affari-truffa sulle chiese Il mediatore va in Appello «L’accusa è già prescritta»

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reggio emilia. «Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza del giudice Michela Caputo, per poi presentare il ricorso in Appello a Bologna».

Chi parla è l’avvocato Nicola Bizzocchi che con il collega salernitano Franco Cardiello difende il mediatore campano 64enne Vito Zottoli, condannato di recente ad 11 mesi di reclusione perché ritenuto responsabile di una maxi truffa sugli appalti relativi al restauro delle chiese lesionate (in Emilia e Liguria) dal terremoto di nove anni fa. «Riteniamo il reato prescritto – prosegue l’avvocato Bizzocchi – perché l’ultimo versamento di denaro all’intermediario da parte della ditta di Reggio Emilia era avvenuto nel 2013 (in aprile la consegna di 12.840 euro, ndr) ed è tardiva la querela presentata il primo luglio 2014 dall’azienda , in quanto fuori dai termini di legge». La ditta reggiana aveva versato a Zottoli in tre tranche quasi 75mila euro per la mediazione dell’affare, non riuscendo però mai a far partire gli appalti sui lavori di ricostruzione degli edifici ecclesiastici, con oltretutto l’intermediario sparito poi nel nulla. «In questa storia c’è sicuramente dell’altro – si limita a dire Bizzocchi su questo preciso punto – perché come si fa a chiedere ad un’azienda che consegni tre volte dei quattrini solo sulla base delle parole di un alto prelato?».

L’azienda reggiana si è costituita parte civile (tramite l’avvocato Nino Ruffini) e il magistrato giudicante le ha riconosciuto nella sentenza un risarcimento-danni di 76mila euro.

Nell’arringa il legale di parte civile ha rimarcato la buona fede della ditta di Reggio Emilia, resasi disponibile a versare una serie di acconti (circa 75mila euro per la mediazione dell’affare) perché «fiduciosa nella bontà dell’operazione – ha evidenziato Ruffini – visti i rassicuranti agganci in Vaticano, specie con un alto prelato emiliano. Purtroppo era tutto un inganno e l’imprenditore edile si è ritrovato con nulla in mano». Dalla camera di consiglio il giudice Caputo ne è uscita avendo, in pratica, solo “limato” la richiesta di condanna della Procura (un anno di carcere la proposta del pubblico ministero in aula).

Al centro del processo di primo grado una maxi truffa dai contorni romanzeschi: base logistico- societaria a Londra dell’imputato che sostiene di avere rapporti con il Vaticano e con alti prelati, appalti per milioni di euro con l’obiettivo di restaurare chiese lesionate dal terremoto del 2012 in Emilia (gli interventi ventilati sarebbero stati in alcuni edifici cattolici nelle province di Modena, Ferrara e Bologna) e in Liguria, un cospicuo finanziamento europeo (mai materializzatosi) che doveva “piovere” sulle diocesi interessate, un’impresa di costruzioni di Reggio Emilia a cui il mediatore si rivolge (facendosi poi consegnare fior di acconti) per appaltare i lavori in non poche strutture ecclesiastiche. È giunta così a conclusione una vicenda giudiziaria complessa, con tanto di ben due richieste di archiviazione del caso da parte della pm Isabella Chiesi (titolare del fascicolo), a cui la parte civile si è sempre opposta in altrettante udienze, ottenendo dal gip Andrea Rat che l’inchiesta per truffa finisse in un’aula di tribunale.

Nove anni contrassegnati da una serie intricata di incontri, lettere d’incarico, fior di quattrini versati come acconto, sopralluoghi, progetti visionati, interventi edilizi mai partiti.

T.S.

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