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«Nessun ampliamento delle stalle Biopig vuole tornare a 11.796 suini»

«Nessun ampliamento delle stalle Biopig vuole tornare a 11.796 suini»

Cadelbosco, la ditta chiede di ripristinare la potenzialità di allevamento già consentita nei 6 capannoni

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CADELBOSCO SOPRA. «Luigi Cascone non è originario di Casal di Principe (Caserta) ma della provincia di Napoli, alle porte della costiera amalfitana». È quanto puntualizza l’avvocato Michela Ramini, legale di Luigi Cascone, titolare della società Biopig Italia con sede legale a Nogara (Verona) e sede operativa a Cadelbosco Sopra, in merito all’articolo della Gazzetta il 26 ottobre. Cascone è il nuovo proprietario dell’ex azienda agricola Le Fontanelle, ora appunto Biopig. «L’imprenditore – ricorda l’avvocato – opera nel Nord Italia dagli anni ’70/80 con indiscussa professionalità e successo riconosciuti nel settore zootecnico».

Precisa inoltre che Biopig non ha presentato alcuna richiesta di ampliamento dell’allevamento suinicolo, in quanto le stalle sono già esistenti fin dagli anni ’70/80, dunque sin da epoca antecedente all’acquisto da parte di Cascone, «avvenuto a fine 2019. Risulta chiaro anche a un profano che parlare di richiesta di ampliamento sottintende la costruzione di nuove strutture. Ma ciò non è nel caso di specie», come emerge anche dalle foto delle stalle già esistenti.

Nell’articolo del 26 ottobre si parlava di ampliamento dell’allevamento portando il numero di maiali dagli attuali 3.500 a circa 12.500. Ampliamento contestato dal comitato Aria Pulita. «Biopig ha presentato un progetto di ripristino della potenzialità di allevamento consentita dalle strutture già esistenti (sei capannoni, per una potenzialità di allevamento pari a 11.796) – precisa il legale –. Nessun consumo di suolo per nuove costruzioni ma, semplicemente, il ripristino di una situazione preesistente, già peraltro conosciuta in loco – e il riferimento corre all’utilizzo a pieno regime, già attuato dal precedente proprietario sino al 2013–. Ciò che invece risponde al vero è la molteplicità di interventi migliorativi che la progettazione presentata da Biopig annovera nella vastissima documentazione agli atti degli enti/amministrazioni competenti. Trattasi di un progetto altamente all’avanguardia che recepisce tutte le migliori tecniche disponibili contemplate dalla normativa vigente atte a garantire il pieno rispetto delle norme ambientali, gestionali e igienico-sanitarie di settore».

L’avvocato Michela Ramini sottolinea poi quanto Biopig abbia «realizzato a livello di riqualificazione del sito già insediato nel territorio comunale dopo averlo rilevato dal precedente proprietario in una situazione a dir poco compromessa sotto il profilo ambientale, che aveva indotto le autorità competenti a imporre una limitazione alla potenzialità di allevamento rispetto alla capacità fornita dalle strutture esistenti. A titolo esemplificativo, si riportano gli interventi, regolarmente autorizzati e già realizzati con impegno economico ingente per la ditta Biopig, volti a ridurre le criticità ambientali della gestione precedente attestanti un’attenzione concreta e una collaborazione fattiva per il miglioramento della qualità dell’ambiente e della salute della cittadinanza tutta: dismissione definitiva del mangimificio preesistente e contestuale installazione di impianto di ultima generazione per la preparazione e distribuzione delle razioni alimentari; dismissione dei lagoni scoperti in terra (riguardanti un’ampia distesa) utilizzati per lo stoccaggio dei liquami e sostituzione degli stessi con la costruzione di vasche in cemento coperte, molto più performanti ai fini della riduzione delle emissioni in atmosfera».

Il legale considera poi non pertinente «il richiamo al documento prodotto da Isde Modena, in quanto l’Associazione tralascia l’analisi dei dati riportati nello Studio di impatto ambientale (Sia) ma si è limitata alla lettura della sola Sintesi non tecnica dell’Autorizzazione integrata ambientale (documento G5). Nel Sia, gli impatti del progetto sulla qualità dell’aria, sull’esposizione della popolazione residente agli inquinanti, sull’inquinamento delle acque, sul traffico, sulle emissioni acustiche eccetera sono stati puntualmente analizzati e quantificati, dimostrando la sostenibilità del progetto. Non appare superfluo ribadire che l’opposizione a un progetto nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale non può che avvenire nell’unica sede deputata a ciò, ovvero in seno al procedimento istruttorio previsto dal Decreto legislativo 152 2006, attraverso l’analisi e l’eventuale contestazione delle valutazioni tecniche riportate nel Sia».

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