Gazzetta di Reggio

Reggio

per il 4 novembre 

Due mostre per celebrare i cento anni del Milite ignoto

A Rubiera in municipio un’esposizione curata dall’Archivio storico. Ad Albinea oggi il taglio del nastro con Pro Loco e Anpi 

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RUBIERA. Oggi ricorre il centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto all’Altare della Patria, a Roma, una ricorrenza dedicata ai caduti della prima guerra mondiale e ai tanti rimasti senza un nome.

Rubiera celebra l’anniversario tramite l’Archivio storico comunale, che propone la mostra documentaria “L’ombra sua torna ch’era dipartita – Onoranze al Milite Ignoto a Rubiera”, visitabile da oggi sino al 27 novembre nella sede municipale di palazzo Sacrati, negli orari di apertura degli uffici comunali. Informazioni e prenotazioni possono essere richieste telefonando allo 0522 622291 oppure scrivendo a prenotazioni@comune.rubiera.re.it.

Anche Albinea si unisce alle celebrazioni per la ricorrenza. Per l’occasione, Comune, Pro Loco e Anpi Albinea propongono “1921-2021. Centenario del Milite Ignoto”, una raccolta di materiali, documenti e immagini curata da Corrado Ferrari, Giacomo Mazzali e Leonardo Napoli.

La mostra viene inaugurata oggi, alle 18.30, nella sala civica di recente intitolata allo storico presidente della pro loco Adriano Corradini, scomparso il 14 marzo a 83 anni e per 40 alla guida dell’associazione che organizza iniziative e valorizza le tradizioni del paese. L’esposizione rimarrà visitabile fino al 28 novembre negli orari di apertura della vicina biblioteca: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, il sabato dalle 9 alle 13.

«L’esposizione nasce dalla volontà dei proponenti di mantenere viva la memoria sui fatti della Grande Guerra, commemorando i caduti e i dispersi albinetani del conflitto», spiegano i promotori. Un omaggio diffuso a vittime del conflitto senza identità: «Al termine della prima guerra mondiale si contano oltre 10 milioni di morti solo tra i soldati, tra questi una buona parte erano rimasti senza nome. In Italia ad esempio, su oltre 600.000 morti ben 200.000 erano dispersi o ignoti. Sono quindi migliaia le famiglie che si vedono colpite da uno, o a volte più lutti, ma che non hanno una tomba su cui piangere il proprio caro defunto», ricordano.

«Prima della Grande Guerra i caduti nei vari conflitti venivano infatti tumulati in cimiteri militari o in ossari. Solo ai sovrani, ai generali o ai condottieri più importanti era riservato il privilegio di un monumento o un mausoleo. Il numero di vittime e di caduti ignoti senza precedenti che lascia in eredità la prima guerra mondiale impongono però un ripensamento totale della commemorazione e della celebrazione del sacrificio compiuto dai soldati. Ecco quindi costituirsi nei vari paesi toccati dal conflitto, grandi o piccoli che siano, degli appositi comitati per onorare anche i tanti dispersi e non identificati».

Da qui, nasce «nell’immaginario collettivo la figura del Milite Ignoto. Un caduto che con il suo sacrificio rappresenta tutti i suoi connazionali caduti, sia quelli identificati che quelli non identificati. Un soldato i cui resti sono stati scelti proprio per non poter essere riconosciuti e del quale pertanto non sapremo mai le generalità. L’unica cosa di cui siamo certi è che è morto combattendo per il suo Paese».

In Italia, «la proposta viene lanciata nel luglio del 1920 dal generale Giulio Douhet. È l’inizio di un lungo dibattito politico che risente del clima infuocato del primo dopoguerra ma che culminerà con un viaggio fortemente simbolico ed emozionale. Un lungo percorso attraverso un Paese ancora in ginocchio che chiuderà, forse in parte, la dolorosa esperienza italiana della prima guerra mondiale».

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