«L'aceto balsamico di Reggio è ancora poco noto: per questo gli stranieri restano sorpresi»
Alessandra Medici accoglie i visitatori dei tour gastronomici: «L’incontro con il tradizionale è quello che colpisce di più»
L’Aceto balsamico tradizionale Dop di Reggio Emilia vale molto di più del fatturato che produce, che oscilla tra i 3 e i 4 milioni di euro. È un prodotto antico, di grande qualità, che parla di un territorio che ama la buona tavola e da secoli è capace di arrivare a vette altissime in materia di enogastronomia.
Il balsamico è come un’opera d’arte che impreziosisce una dimora già di per sé affascinante o come un piccolo brillante su un anello. Le acetaie sono una realtà di nicchia che comunica tante cose sulla cultura materiale del territorio.
Alessandra Medici, della storica azienda vinicola di Gaida Medici Ermete, si occupa dell’ospitalità e del wine shop presso la tenuta “La Rampata” di Montecchio e dal suo osservatorio privilegiato è in grado di dare conto delle potenzialità del balsamico tradizionale per la nostra provincia.
«La Tenuta Medici è una tappa per molti tour gastronomici dedicati al prosciutto e al Parmigiano, organizzati specialmente nella vicina provincia di Parma. L’80% degli ospiti sono stranieri, in questo periodo principalmente europei, specialmente tedeschi. Da settembre sono tornati gli americani, che prima della pandemia erano la maggioranza. Per le persone che arrivano da fuori Reggio l’esperienza del balsamico è quella più sorprendente perché è il prodotto meno noto e di conseguenza ci sono meno aspettative. Alla fine del tour per molti ciò che resta più impresso è l’aceto balsamico».
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I visitatori vengono introdotti nella penombra dei solai e si immergono in un luogo caratterizzato da botti dove avviene lentamente il processo di maturazione, affinamento e invecchiamento. Un ambiente sensibile alle variazioni termiche stagionali tipiche del nostro territorio e fondamentali per ottenere un prodotto di altissima qualità. Il fatto che l’invecchiamento duri almeno 12 anni, all’interno di batterie di legni differenti, conferisce ancora più fascino a questa esperienza visiva, olfattiva e gustativa. Un percorso guidato dove in poco tempo gli ospiti acquisiscono alcune nozioni di base che consentono loro di capire la differenza con i prodotti più commerciali.
Medici conferma il fatto che il balsamico è in crescita. Tra l’altro per gli stranieri è agevole acquistarlo perché i 100 ml possono essere portati nel bagaglio a mano. «Registriamo anche noi l’aumento dell’imbottigliato. I visitatori sono più propensi ad acquistare e sono contenti di portarsi a casa un prodotto di eccellenza, soprattutto dopo che è stato spiegato loro come nasce e come viene realizzato». Parliamo sempre di numeri relativamente ridotti, mille ampolline per Medici, ma come detto, quando si parla di balsamico giudicarlo con un metro puramente quantitativo porta decisamente fuori strada.
Quest’anno, dopo lo stop della pandemia, sono ripresi i tour gastronomici, anche se con gruppi di dimensioni molto più piccole. «Quello che notiamo è un grande interesse per la gastronomia e il vino italiano. La clientela italiana e straniera è sempre più attenta e meno soggette alle mode. I visitatori sono più curiosi e vogliono entrare nei luoghi di produzione, per vedere da vicino come si fanno le cose. Fanno molte domande e non ascoltano in modo passivo».
Per questo motivo l’enogastronomia è indicata da più parti come una chiave per il rilancio del turismo reggiano, che invece stenta a decollare.
J. D. P.
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