Sequestrati beni per un milione al commercialista che arricchiva il clan
Donato Clausi risulta troppo ricco rispetto ai redditi dichiarati La Dia esegue la misura disposta dal tribunale di Bologna
REGGIO EMILIA. Donato Clausi è stato colpito in queste ore da un sequestro eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia che ha messo i sigilli a beni mobili e immobili per un milione di euro. A emettere il provvedimento – nelle more di una misura di prevenzione – è stato il Tribunale di Bologna nei confronti del commercialista di 49 anni di origine crotonese ma residente in Emilia Romagna, arrestato e condannato a 10 anni e 4 mesi con sentenza passata in giudicato nell’ambito dell’operazione Aemilia. Per anni Clausi era a totale disposizione di Pino Giglio, imprenditore crotonese residente a Montecchio e diventato milionario con le fatture false che ingrassavano i capi della ’ndrangheta calabrese ed emiliana. In tutto questo Clausi era un uomo chiave. In quanto commercialista prestava la sua opera per consentire una sfilza di reati finiti poi nell’inchiesta Aemilia, che lo ha visto condannare dopo essere stato accusato di reimpiego, estorsione, frode fiscale, bancarotta fraudolenta e, soprattutto, per il reato di associazione mafiosa.
Ora è giunto il sequestro che è stato disposto su proposta a firma congiunta del procuratore della Repubblica di Bologna e del direttore della Dia all’esito di indagini patrimoniali. Il professionista è risultato gravato da un giudizio di pericolosità sociale in quanto ritenuto «stabilmente a disposizione di un sodalizio di ’ndrangheta operante in Emilia».
La Dia ha inoltre ricostruito, partendo dal 2007, a quanto ammontasse l’intero patrimonio del commercialista riscontrando una rilevante sproporzione tra beni individuati e i redditi dichiarati e ipotizzando, quindi, il suo illecito arricchimento. Il sequestro riguarda rapporti finanziari direttamente o indirettamente riconducibili a Clausi, quote sociali e compendi aziendali e nove immobili tra fabbricati e terreni, per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro. Per gli inquirenti Clausi – che aveva uno studio associato a Crotone e Reggio Emilia, depositario delle scritture contabili della Giglio srl – era centrale nel clan grazie alle sue competenze professionali, svolgendo nell’illecita attività organizzata da Giglio, da altri imprenditori reggiani e dai fratelli Bolognino. In particolare Clausi assicurava il suo contributo per il riciclaggio e reinvestimento del denaro, proveniente dalle associazioni mafiose isolitane e cutresi. Garantiva poi l’operatività del sistema di falsa fatturazione, mediante la partecipazione diretta nell’acquisizione delle imprese poi impiegate nell’illecita attività. La misura di prevenzione emessa in questi giorni è però staccata da Aemilia, perché si basa sulla sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio. Condizione sufficiente per giungere al sequestro che punta alla confisca.
E.L.T.
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