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baiso, il processo 

«Sono il marito, devi obbedire o ti uccido»

Tiziano Soresina
«Sono il marito, devi obbedire o ti uccido»

Il 29enne è accusato dall’ex moglie (costituitasi parte civile) di violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni aggravate

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Tiziano Soresina

baiso. Quattro soli mesi di convivenza coniugale – dal marzo al luglio 2017 – sono ricostruiti in modo terribile dalla pm Piera Giannusa che ha ottenuto di portare sotto processo un marocchino incensurato (ora 29enne) che si deve difendere da pesanti accuse: violenza sessuale, maltrattamenti, lesioni gravi. E la sua vittima sarebbe stata la giovane che aveva sposato in Marocco, facendola poi venire in Italia.

La coppia non è più tale da tempo e l’ormai ex moglie (adesso ha 24 anni) si è costituita parte civile nel procedimento tramite l’avvocato modenese Giacomo Tognetti.

Secondo gli accertamenti fatti dai carabinieri – coordinati dalla pm Giannusa – in quella casa di Cerredolo (ma anche a Reggio Emilia) il nordafricano si sarebbe comportato in maniera a dir poco aggressiva nei confronti della giovane moglie: calci, pugni e schiaffi, ma anche coltelli da cucina usati per minacciare il coniuge.

Un clima infernale che sarebbe stato “condito” da frasi che si commentano da sè: «Sono tuo marito, mi devi obbedire, stai zitta e non rispondere altrimenti ti ammazzo e ti seppellisco sotto terra»; «Non c’è bisogno che tenti il suicidio, se vuoi ti ammazzo io».

Una pressione continua sulla donna che per l’accusa è culminata in altri episodi: veniva rinchiusa in casa impedendole di uscire, lasciandole solo un cellulare privo di credito (quindi solo adatto a ricevere telefonate). Poi i rapporti sessuali che la giovane avrebbe subìto contro la sua volontà, sentendosi minacciata oppure subendo percosse che la costringevano a cedere.

Ieri, nella prima udienza di questo delicato procedimento, sono stati sentiti la madre e il fratello della vittima, nonché un vicino di casa. Quest’ultimo è anche il proprietario dell’abitazione in cui la coppia era andata a vivere quattro anni fa a Cerredolo e ha smentito che la donna potesse essere stata chiusa in casa, in quanto in quell’edificio vive anche la madre anziana del proprietario stesso ed era stata predisposta una serratura che impedisce la chiusura dall’interno, per permettere interventi dall’esterno in caso di necessità.

Comunque siamo alle prime battute di un processo in cui si mescolano litigi coniugali ma anche problemi di adattamento della giovane sposa in Italia.

Nella prossima udienza di metà dicembre verrà sentita una testimone-chiave della difesa (il 29enne è assistito dall’avvocato Giuseppe Caldarola), mentre è già stato acquisito dal collegio giudicante presieduto da Simone Medioli Devoto (a latere le colleghe Chiara Alberti e Michela Caputo) il verbale delle dichiarazioni rese in questura dall’imputato il 23 giugno di quattro anni fa. La sentenza è prevista per i primi di febbraio.

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