Conferita la cittadinanza onoraria al milite ignoto
Le note del silenzio hanno reso omaggio al soldato senza nome nel centenario della traslazione della salma a Roma
REGGIO EMILIA. Le note malinconiche del silenzio hanno concluso la cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria al milite ignoto. I presenti nella Sala del Tricolore si sono alzati e gli uomini in divisa hanno fatto il saluto militare.
A ritirare la cittadinanza onoraria, nel centenario della traslazione e inumazione a Roma della salma, è stato il colonnello Fabrizio Ghiretti, comandante del Comando militare dell’Esercito in Emilia-Romagna.
Le celebrazioni del IV novembre, così come quelle del milite ignoto, sono state depurate da ogni connotato militarista. Il sindaco Luca Vecchi e il presidente del consiglio Matteo Iori sono stati chiari in proposito. E del resto, la motivazione con la quale il riconoscimento è stato conferito non lascia dubbi: “Il milite ignoto è simbolo delle vittime di tutti i conflitti armati e monito delle coscienze a non ripetere gli errori del passato, richiamando i valori della nostra Costituzione è divenuto simbolo del sacrificio e del valore di tutti i combattenti caduti per la Patria lottando per la libertà, la democrazia e per il valore della fratellanza che oggi più che mai deve essere rinnovato e promosso soprattutto tra le nuove generazioni”.
La Prima Guerra Mondiale, il milite ignoto e le stesse forze armate, nell’ultimo Dopoguerra divennero argomenti divisivi per essere stati temi cari alla propaganda fascista.
Significativamente in Sala del Tricolore ha parlato un discendente di un militare che fece la Resistenza, il generale Antonio Li Gobbi, nipote del generale Alberto Li Gobbi, decorato con medaglia d’oro, due medaglie d’argento, due medaglie di bronzo al valor militare e 3 croci al merito di guerra. «Non siamo qua per giudicare la Prima Guerra Mondiale - ha detto Li Gobbi nel suo saluto - che per alcuni fu la prosecuzione del Risorgimento, per altri un inutile bagno di sangue».
A un secolo di distanza dalla traslazione a Roma, il milite ignoto viene restituito alla nazione come un figlio strappato alla madre troppo presto, un giovane caduto nell’adempimento del dovere.
J. D. P.
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