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l’emergenza coronavirus 

I primi richiami per Johnson & Johnson solamente a febbraio

Luciano Salsi
I primi richiami per Johnson & Johnson solamente a febbraio

Il vaccino monodose perde molto di efficacia dopo sei mesi Ma l’Ausl sarà pronta alla seconda dose il prossimo anno

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Luciano Salsi

reggio emilia. Si aspettava da diversi giorni il via libera da parte dell’Agenzia italiana del farmaco. Ieri l’autorizzazione è arrivata con una circolare ministeriale e l’Azienda sanitaria reggiana è pronta a somministrare la dose di richiamo ai circa 14mila reggiani vaccinati con il monodose Johnson & Johnson, che secondo le recenti ricerche diminuisce molto la sua efficacia dopo sei mesi.

Tuttavia queste persone non sono nell’agenda delle priorità, essendo relativamente giovani e prive di patologie che rendono più pericoloso l’eventuale contagio. Probabilmente i loro turni vaccinali partiranno dal prossimo mese di febbraio, secondo le scadenze che saranno programmate.

«Il vaccino Johnson – spiega Nicoletta Natalini, direttore sanitario dell’Ausl – è stato somministrato da maggio a luglio. Per i primi che l’hanno ricevuto stanno scadendo i sei mesi, ma intanto dobbiamo convocare per la terza dose le persone più a rischio, secondo l’ordine indicato dal Ministero: gli ultraottantenni, i soggetti fragili e vulnerabili, i dipendenti della sanità e gli ultrasessantenni».

Nella nostra provincia sono 400.198 i residenti che hanno ricevuto la prima dose e 369.906 hanno avuto anche la seconda. Si sta procedendo alla terza dose, già somministrata a 24mila persone. Sono attivi i centri vaccinali collocati all’ospedale Spallanzani, alle Fiere di Scandiano e nei centri prelievi degli ospedali distrettuali di Guastalla, Montecchio, Correggio e Castelnovo Monti. Le farmacie possono somministrare la prima dose, i medici di medicina generale anche la seconda e la terza, avendo frequentato lo specifico corso di formazione.

L’attenzione dell’autorità sanitaria si concentra sulle case di riposo, dove per fortuna non si registrano nuovi focolai di contagio. «Nelle Cra – riferisce la dottoressa Natalini – abbiamo avuto un’adesione altissima per la prima e la seconda dose. Ora i medici di medicina generale vi si recano per la vaccinazione antinfluenzale. A tutti viene proposta anche la terza dose anticovid, ma in molti casi si deve aspettare la compilazione dei documenti da parte dei parenti o degli amministratori di sostegno che devono firmare il consenso. Perciò i tempi s’allungano».

Intanto l’Ausl tiene in serbo i vaccini che serviranno per chi ha ricevuto il siero monodose Johnson. «Il richiamo – precisa la direttrice sanitaria – può essere fatto con una dose intera di Pfizer o con una mezza di Moderna. Perciò con la stessa quantità si possono immunizzare molte più persone». Il vaccino della casa farmaceutica Janssen è, insieme all’Astrazeneca, l’unico a vettore virale autorizzato da Ema, l’Agenzia europea del farmaco, mentre non sono riconosciuti il cinese Sinovac e il russo Sputnik, a cui hanno fatto ricorso molti lavoratori dell’Europa orientale impiegati in Italia, in particolare le badanti.

Si pensava che il Johnson potesse fornire un’immunizzazione ottimale benché fosse l’unico brevettato per una sola somministrazione. Invece alla prova dei fatti s’è constatato che dopo sei mesi la presenza di anticorpi cala al di sotto del livello necessario per assicurare una buona protezione. Occorre, perciò, una seconda dose.

Si attende che questo richiamo sia presto autorizzato anche per i numerosi stranieri immigrati nella nostra provincia, che si sono vaccinati con sieri come Sputnik non riconosciuti dall’Ema.

Il direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini ha dichiarato che si sta prendendo in considerazione questa possibilità, che «faciliterà l’acquisizione del green pass».

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