La ripresa del terziario «Corriamo per tornare ai livelli pre Covid»
Massarini, presidente di Confcommercio Reggio Emilia «Ma pesano crescita dei prezzi e mancanza di prodotti»
reggio emilia. «Il terziario reggiano segna una ripresa: corriamo, ma per recuperare nel 2022 i livelli prepandemici del 2019, quando ancora non avevamo recuperato i livelli di prodotto procapite del 2007». È il commento del presidente di Confcommercio-imprese per l’Italia Reggio Emilia, Davide Massarini, ai dati che emergono da un sondaggio svolto tra gli associati di tutta la provincia nei primissimi giorni di novembre sulla congiuntura economica per commercio, turismo e servizi al 31 ottobre.
Il 35 per cento delle imprese che hanno partecipato al sondaggio ha chiuso ottobre con un aumento degli affari dal 10 per cento al 50 per cento, mentre il 41 per cento è rimasto in linea con lo scorso anno e il 24 per cento segna un calo tra il 10 per cento e il 50 per cento.
«Dati non del tutto confortanti se consideriamo che il confronto è sull’anno 2020 sul quale ha pesato il Covid», prosegue Massarini.
Allargando al consuntivo per il bimestre settembre-ottobre, questo si presenta in linea con lo scorso anno per il 28 per cento delle imprese, per il 38 per cento è in aumento dal 10 per cento al 50 per cento, mentre per il restante 34 per cento ci sono cali dal 10 per cento al 70 per cento.
Inoltre le aspettative del volume d’affari per il bimestre novembre-dicembre 2021 rispetto al 2020 sono in aumento solo per il 24 per cento del campione (in calo per il 30 per cento e stabili per il 46 per cento).
Ci sono poi altre difficoltà da parte delle attività che operano nei settori che hanno partecipato al sondaggio: il 14 per cento del totale delle imprese che hanno partecipato all’analisi dichiara infatti di aver difficoltà nel reperire personale, in particolare nel campo degli agenti di commercio e della ristorazione.
Per quanto riguarda le forniture, invece, la metà delle aziende intervistate lamenta di non riuscire a reperire i prodotti commercializzati e il 90 per cento sarà costretto ad aumentare i prezzi a causa dei costi in crescita nei listini della filiera dovuti all'esplosione delle spese di energia e altre che sta caratterizzando questi ultimi mesi.
«La crescita dei prezzi e la mancanza di prodotti – conclude Davide Massarini – pesa sulle prospettive dell’economia locale che affronta la sfida della crescita in un contesto nel quale non mancano le incognite. Non si possono escludere effetti depressivi sui consumi dovuti alla perdita di potere d'acquisto dei redditi correnti e della ricchezza detenuta in forma liquida».
Il sondaggio predisposto da Confcommercio segnala infine, tra l’altro, che il 70 per cento degli imprenditori che hanno risposto si sente al sicuro nel quartiere o nell’area in cui svolge la propria attività mentre il 30 per cento no.
Il 55 per cento delle attività ha inoltre tra la propria clientela fidelizzata persone non residenti in zona o nel Comune in cui opera l’impresa intervistata.
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