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Tangenti, c’è la prescrizione: processo ko

Enrico Lorenzo Tidona
Tangenti, c’è la prescrizione: processo ko

Attesi 36 testimoni sul giro di presunte mazzette all’Agenzia delle Entrate, ma si va verso l’estinzione dei reati

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REGGIO EMILIA. Bisogna sentire 36 testi, che dovrebbero poi essere incalzati dalle domande di cinque avvocati della difesa, di altri due delle parti civili oltre a quelle della Procura. Ci sono poi richieste di verifiche sulle intercettazioni, altri testi rinviati a dicembre perché due giorni fa non si sono presentati e così via. Se a questo ci sia aggiunge che il giudice ha avuto in mano il procedimento a sette anni dai fatti, si comprende senza difficoltà la decisione presa sul processo sulle presunte tangenti all’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia.

Il presidente del collegio, Simone Medioli, ha fatto due calcoli facendo presente che istruire un procedimento così complesso sarebbe inutile vista la prescrizione, strada che gli avvocati sembrano voler intraprendere in maniera coesa, con buona pace della fragorosa indagine che esplose nel 2014.

Il giudice ha infatti rimandato tutto a marzo dopo aver rilevato che per alcuni reati è intervenuta la prescrizione e per altri è solo questione di poco tempo. Vista la raccomandazione del tribunale di Reggio di non avviare procedimenti destinati ad estinguersi per non ingolfare ulteriormente il tribunale, il giudice ha preso atto della prescrizione galoppante rinviando a marzo, quando dovrebbe dichiarare i reati definitivamente estinti.

Un colpo al cuore di quell’inchiesta che fu affidata ai carabinieri, innescata dalla denuncia dei titolari del ristorante “Il gioco dell’Oca” di Bagnolo, che erano stati avvicinati da Gabriele Beltrami – indagato deceduto prima del processo – accusato di aver proposto l’archiviazione della pratica aperta dall’Agenzia delle Entrate pagando una somma pari a 10mila euro. Un incontro registrato all’epoca dalle telecamere del locale e mostrato nelle precedenti udienze in tribunale davanti ai giudici.

Un processo delicato sul quale, si sapeva già da tempo, incombe lo spettro della prescrizione, diventata da ieri una realtà. I fatti sono datati ma l’iter giudiziario è scattato anni dopo, entrando solo ora nel vivo. Ad essere sentiti sono stati per ora i due carabinieri che hanno investigato sulla vicenda, dopo la quale il sostituto procuratore Giulia Stignani ha accusato gli indagati di tentata corruzione in casi diversi. Inchiesta che portò al blitz del 2014 nella sede dell’Agenzia delle Entrate, dove erano in realtà già attive delle intercettazioni ambientali, partite dopo la denuncia del locale di Bagnolo, che scoperchiò il giro di tangenti per il quale i ristoratori si sono costituiti parte civile. Le intercettazioni, comprese quelle telefoniche, sono al centro ora del processo che vede imputati Attilio Riga (48 anni, difeso dall’avvocatessa Annalisa Bassi) e Anna Maria Corsi (77 anni, tutelata dall’avvocato Claudio Bassi) rispettivamente funzionario (licenziato senza preavviso il 16 giugno 2014) e funzionario in pensione dal 2009 dell’Agenzia delle Entrate; la dipendente in pensione degli stessi uffici Giovina Palazzo (62 anni, assistita dall’avvocato Alessandro Conti) e Vanna Montanari (imprenditrice di 66 anni, moglie di Beltrami, difesa dall’avvocato Nicola Tria). Due gli ulteriori nomi nuovi. La croata 70enne Mirjana Silovic (residente a Reggio Emilia, assistita dall’avvocato Vito Pellegrino) che risulterebbe coinvolta (insieme ad altri tre) in un caso di tentata corruzione. Infine c’è il carabiniere 47enne Vincenzo Lignitto (difeso dal legale Domenico Libertini) che secondo gli inquirenti, su istigazione della Corsi, si sarebbe introdotto abusivamente nel sistema informatico per effettuare accertamenti su tre persone. Quattro i reati che – a vario titolo – sono stati prospettati dalla Procura generale: istigazione alla corruzione, tentata corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, accesso abusivo ad un sistema e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. Ora bisogna solo aspettare marzo per certificare l’avvenuta prescrizione che si ingoierà il processo.

Enrico Lorenzo Tidona

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