Pronto soccorso preso d’assalto «Troppi accessi senza ricovero»
Non si tratta di pazienti Covid ma persone con altre patologie spesso non arginate dai medici di famiglia con travaso sul Santa Maria
REGGIO EMILIA. Mentre l’immenso sforzo contro il Covid prosegue assorbendo le principali energie, il pronto soccorso del Santa Maria Nuova, già alle prese con una cronica carenza di personale, è sempre più preso d’assalto da reggiani che presentano problemi di ogni tipo tranne il Covid e che vengono puntualmente dimessi dopo ore di attesa.
«Stiamo registrando un aumento consistente degli accessi», ha spiegato il direttore del presidio ospedaliero Giorgio Mazzi, che già aveva lanciato l’allarme per il boom avvenuto a inizio estate. «In ottobre abbiamo avuto un ulteriore incremento al Pronto Soccorso: 411 accessi in media lo scorso mese, 433 nei primi giorni di novembre. Un incremento anomalo se confrontato con lo stesso periodo del 2020 e del 2019».
Le persone non si presentano per il Covid, bensì per le patologie più diverse, con un incremento usuale ogni autunno e legato all’influenza e ai malesseri di stagione, che sono finalmente ricomparsi. «Il tasso dei positivi che accedono al Pronto Soccorso si mantiene stabile tra i 20 e i 23 al giorno. L’afflusso genera un surplus di lavoro ma non si traduce in un surplus di posti letto: la quasi totalità di chi si presenta viene dimesso e torna al proprio domicilio. Questo fa sì che il Pronto Soccorso sia costantemente sotto pressione».
Interrogato sui motivi di questo afflusso verso il triage, Mazzi ha riflettuto: «Non ho una risposta univoca. Credo che le cause siano molteplici: da un lato le persone non hanno più paura di recarsi in ospedale, dall’altro sono aumentati gli episodi di traumatologia legati alle strade e al lavoro. Esiste poi il tema della medicina generale che non fa più da argine e da filtro per necessità che potrebbero essere trattate diversamente. I cittadini si lamentano delle lunghe attese al Pronto Soccorso, ma quest’ultimo garantisce un percorso diagnostico accelerato: resta la via più rapida per farsi curare e molti lo usano così».
A chi suggerisce che il boom all’ospedale potrebbe essere dovuto alla chiusura di altri Pronto Soccorso provinciali, come Scandiano e Correggio, Mazzi ha replicato: «Non credo, l’aumento è secco e prescinde dagli altri Pronto Soccorso chiusi».
Quelli di Scandiano e Montecchio dovrebbero riaprire entro febbraio. «I lavori di adeguamento per la separazione degli accessi Covid e non Covid hanno subìto ritardi soprattutto a causa delle difficoltà delle aziende di reperire il materiale». Nel frattempo la carenza di personale, dagli infermieri agli anestesisti, è sempre più preoccupante e macroscopica proprio per quanto riguarda i medici del Pronto Soccorso. «La carenza raggiunge il 34% in emergenza urgenza», ha confermato Mazzi dopo l’allarme lanciato dal direttore Annamaria Ferrari in sintonia con il Simeu (società italiana della medicina di emergenza e urgenza), che ha preannunciato mobilitazioni per questo mese.
Am.P.
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