«Il Magati non sarà più come 30 anni fa»
Rossi: «Reggio hub centrale, gli altri ospedali dedicati a settori specifici. La mobilitazione? Concentriamoci sulla sanità»
SCANDIANO. «Le mobilitazioni a sostegno della sanità pubblica vanno sempre apprezzate, ma un conto è sostenere la sanità, un conto fare strumentalizzazione politica. Tutti tengono all’ospedale di Scandiano, ma non possiamo pensare che oggi il Magati sia quello di trent’anni fa».
Chiede di concentrarsi sulle questioni sanitarie e non tanto sulle polemiche legate al futuro dell’ospedale scandianese e in particolare del Pronto soccorso, il deputato reggiano Andrea Rossi. Per lui, per dieci anni sindaco di Casalgrande, il legame è forte anche a livello personale: «Al Magati io ci sono nato e mia madre ci ha lavorato trent’anni, come potrei non tenere a un presidio così importante?», racconta.
Per il parlamentare Pd, le mobilitazioni di queste settimane non vanno certo criticate a priori. «Credo che le attività a sostegno della sanità pubblica vadano sempre apprezzate, sono un segno di sana attenzione verso un tema sempre sentito e sul quale la politica deve continuare a tenere alta l’attenzione. Ma un conto è l’impegno, un conto è la strumentalizzazione politica, che diventa controproducente, soprattutto quando viene fatta da chi è stato sostenitore di modelli ospedalieri in cui la sanità pubblica è stata messa in secondo piano», sostiene Rossi.
Il richiamo diretto è ai due comitati nati nei giorni scorsi, promossi dal consigliere comunale di opposizione Angelo Santoro (candidato del centro-destra nel 2019) e dalla referente locale di Fratelli d’Italia Elena Diacci. L’attenzione elevatissima è comunque un segnale chiaro di come gli abitanti guardino con qualche timore alle novità e alle ristrutturazioni dei vari ospedali.
«Prima di tutto, dobbiamo ricordarci che su tanti aspetti, a partire dal Pronto soccorso, tutto nasce da una situazione straordinaria come la pandemia, che ha costretto la sanità a riorganizzarsi in gran fretta. Senza l’emergenza, non staremmo a parlare di riapertura del Pronto soccorso, il reparto non avrebbe mai chiuso. Questo non va dimenticato. E sempre sul Pronto soccorso, vorrei sottolineare che esiste un problema enorme a livello nazionale, non solo a Scandiano», continua. «Il settore è in forte sofferenza, manca il personale specializzato, e la pressione degli ultimi due anni non ha certo aiutato, fra il tipo di lavoro e di impegno richiesto e le minacce e le aggressioni. Non c’è personale e una borsa di studio su due per questa specializzazione cade nel vuoto, il tema va affrontato certamente ma non si parla solo di una problematica scandianese. Quello al Pronto soccorso non è un lavoro semplice, fra turni e sollecitazioni, l’ultimo periodo poi non ha aiutato, non è solo a Scandiano che c’è carenza di medici e sanitari», è la riflessione di Andrea Rossi. Da qui si arriva alle novità che stanno modificando parecchio l’assetto del Magari e di tutti gli altri ospedali della provincia. «Io sono legato al Magati per questioni di famiglia e lo ribadisco, ma non possiamo pretendere che sia l’ospedale di trent’anni fa; la medicina ha fatto progressi enormi, l’approccio a tante questioni sanitarie è cambiato, la specializzazione su alcuni aspetti è necessaria e aumenta la qualità – è la considerazione del parlamentare –. È chiaro che si sta andando verso un modello con Reggio come “hub” centrale e gli altri ospedali dedicati a settori più specifici». Questo non vuol dire, per Rossi, «che Scandiano non sia considerato. Ci saranno il centro per le terapie antalgiche, le terapie del dolore, i 70 posti per la lungodegenza, e l’apertura della struttura intermedia dell’ospedale di comunità. Oltre a 1.3 milioni di euro per rifare il Pronto Soccorso. Come si può dire che non si investe nel Magati?».
Adriano Arati
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