Già stanziati 50 milioni di euro per valorizzare il personale
Il patto aveva chiuso la vertenza sul salario accessorio del personale sanitario eventualità che si ripropone ora e a cui serve nuova copertura
BOLOGNA. «Un forte impegno al fine di garantire il trattamento economico dei lavoratori della sanità, per riconoscere la loro professionalità durante la pandemia, oltre i vincoli attualmente imposti dalle leggi nazionali». Così dalla Regione avevano presentato la firma con i sindacati lo scorso luglio su un accordo da 50 milioni di euro che chiudeva la vertenza sul salario accessorio dei sanitari. Il patto ha permesso di garantire ai lavoratori del settore la stessa busta paga degli anni precedenti nonostante i tetti di spesa previsti a livello nazionale, che avrebbero decurtato il salario accessorio come conseguenza delle assunzioni fatte negli ultimi anni in Emilia-Romagna.
L’intento riguarda anche la valorizzazione dei servizi forniti per la campagna vaccinale, l’utilizzo di prestazioni aggiuntive per recuperare quelle non erogate a causa del Covid per ridurre così le liste attesa. Oltre a questo era stata prevista l’istituzione di una direzione assistenziale in ogni azienda sanitaria e la definizione di percorsi di formazione complementare regionale, per dare il giusto riconoscimento alle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche e tecniche della riabilitazione e della prevenzione.
Ambiti di intervento dell’accordo firmato lo scorso luglio, con una dotazione economica che può arrivare appunto a 50 milioni di euro, che la Regione Emilia-Romagna ha voluto stringere con le principali sigle sindacali confederali e della sanità pubblica per riconoscere, qualificare e valorizzare il lavoro dei professionisti della sanità emiliano-romagnola. Questo per riconoscere il lavoro svolto sotto la pressione dell’emergenza Covid, cercando di aumentare anche l’appeal per professionisti spesso in fuga verso altri lidi, come la sanità privata.
Un’intesa le cui basi poggiano sul nuovo Patto per il lavoro e per il clima, sottoscritto a dicembre 2020, che pone in rilievo la consapevolezza, ancora più rafforzata da un anno e oltre di pandemia, del «valore inestimabile e indiscutibile di una buona sanità, pubblica e per tutti, radicata nel territorio», si ribadisce nel documento sottoscritto con i sindacati, perché tutti i professionisti della sanità «hanno dimostrato di essere un presidio fondamentale di prossimità territoriale da riconoscere, qualificare e valorizzare».
Alla presentazione dell’accordo c’erano l’assessore regionale alle Politiche per la salute Raffaele Donini insieme ai rappresentanti delle segreterie regionali confederali di Cgil, Cisl e Uil.
Un accordo, l’ultimo in ordine cronologico, che si inserisce in un percorso di rafforzamento della sanità pubblica in Emilia-Romagna che dal 2018 ha visto la stabilizzazione di 7.200 professionisti, di cui 1.700 medici e 2.500 infermieri. A oggi, inoltre, gli assunti per la pandemia ancora in servizio sono 8.192, di cui 1.366 medici e 4.053 infermieri.
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