«A Reggio Emilia ogni anno una media di 40mila chiamate per emergenze»
Paolo Marconi, coordinatore del 118: «C’è costante un aumento del +3%». In futuro in arrivo il nuovo numero unico
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. «Negli ultimi anni il numero di emergenze a Reggio Emilia si attesta sulle 40mila, con un aumento del +3% costante ogni anno: delle tre province che copriamo (Piacenza, Parma e Reggio) il nostro territorio è il più popoloso, perciò genera più interventi». Paolo Marconi, coordinatore del 118, ha sottolineato come il lavoro è in crescita anche per Reggio Soccorso, 200 tra medici e infermieri che fanno capo – insieme al Pronto Soccorso e alla Medicina d’urgenza – al Dipartimento di Emergenza Urgenza.
Giovedì e venerdì scorso Marconi ha partecipato, insieme ad una ventina tra volontari delle associazioni e sanitari di Croce Rossa e Croce Verde, alla macro esercitazione dei vigili del fuoco alle ex Officine Reggiane, dove lo scenario simulato prevedeva un autobus pieno di passeggeri contro uno stabile («il che rendeva la zona in prossimità del bus non sicura») e in contemporanea la presenza di altre due auto con persone all’interno.
«È stata un’occasione preziosa per collaborare con altre organizzazioni che concorrono insieme a noi nella gestione dell’emergenza come i vigili del fuoco – ha commentato Marconi – Questi frangenti ci avvicinano e ci consentono di affinare una collaborazione storica. Ricordo bene il maxi incendio della palazzina di via Turri 22, nel dicembre 2018. Eventi di questo genere non sono così rari, le tragedie purtroppo accadono e bisogna essere pronti».
Parentesi del Covid a parte, con la ripresa delle attività e degli eventi traumatici anche Reggio Soccorso è parecchio impegnato.
«Rispetto alle altre province del 118 via Emilia Ovest, con le quali condividiamo la centrale operativa a Parma – aggiunge Marconi – la peculiarità del Reggiano è che possiamo contare sulla presenza capillare di ospedali provinciali, con i pro e contro che ne conseguono». Per Marconi, «il nostro sistema di emergenza è meno centralizzato rispetto a Parma, dove quasi tutti gli interventi convogliano all’ospedale Maggiore. La nostra rete è formata da postazioni coperte dal volontariato (Cri e Anpas) che forniscono, tramite una convenzione con l’Ausl, i mezzi e i volontari, mentre la copertura professionale (medici e infermieri) è garantita da sei postazioni di automediche e autoinfermieristiche che partono dagli ospedali: ciascun ospedale può contare su un’automedica e un’autoinfermieristica».
La differenza tra questi due mezzi consiste nella figura di riferimento: il medico per la prima, l’infermiere per la seconda.
In Reggio Soccorso prestano servizio 200 persone (tra medici e infermieri in organico al Dipartimento, che ruotano tra Pronto Soccorso e mezzi di soccorso sul territorio), mentre ammontano ad almeno 250 i volontari necessari per coprire i tre turni quotidiani delle ambulanze.
L’uragano Covid ha sparigliato le carte della disponibilità di volontari. «Abbiamo attraversato andamenti altalenanti – ha proseguito Marconi – Nella prima fase del lockdown la risposta del volontariato è stata forte: le persone non lavoravano e le agevolazioni normative favorivano il volontariato. Poi lentamente il Covid si è insinuato nelle fasce di operatori più anziani, che si sono allontanati o ritirati per paura e la ricaduta si è sentita. Infine è subentrato l’assestamento: con la campagna vaccinale si sono ridotti i contagi, i reggiani si sono sentiti più sicuri e da prima dell’estate il numero dei volontari è stabile. Da un paio di settimane si è registrata una flessione, ma è fisiologica con l’arrivo dell’inverno e dei malanni stagionali».
Se a Reggio sono rimasti professionisti e mezzi inviati sul territorio in base alle richieste filtrate dalla centrale, dovrebbe essere prossima creazione di una centrale Nue 112 (il numero unico emergenza che rispetta le indicazioni dell’Unione Europea): già attivo in Lombardia, il Nue era stato annunciato dall’Emilia-Romagna per il 2020, ipotesi fatta saltare dalla pandemia.
«Si tratta di centrali laiche popolate da tecnici che ricevono le richieste di tutti i numeri d’emergenza (112, 113, 115 e 118 i quali rappresentano rispettivamente sicurezza, ordine pubblico ed emergenza sanitaria); una volta capito qual’è l’emergenza la centrale smista l’intervento, girandolo ad esempio alla polizia o ai vigili del fuoco. Adesso l’utente a dover stabilire in autonomia se ha bisogno di un’ambulanza o dei carabinieri; con il Nue l’utente chiamerà sempre e solo il 112, che raccoglierà tutte le informazioni in modo automatico (geolocalizzando l’utenza del cellulare comparirà l’intestatario e dove si trova) e riempirà la scheda con le informazioni instradandole alla centrale di competenza specifica. Potrebbe apparire un passaggio in più, in realtà si risparmia tempo nella raccolta dati; anche l’allertatore non dovrà ripetere nominativi e indirizzi. Inoltre dal punto di vista normativo il Nue avrebbe accesso a banche dati nazionali e quindi avrebbe un corredo di dati più completo».
Su tempistica e modalità di attivazione del Nue in Emilia però è ancora buio fitto.
«Non sappiamo se si sceglierà di realizzare una sola centrale operativa o due, che potrebbero avere sede rispettivamente a Bologna nel primo caso e in Emilia e in Romagna nel secondo caso. Con due sedi in caso di problemi una potrebbe supplire all’altra, ma si tratta di strutture di grandi proporzioni e di alta tecnologia e il costo sarebbe notevole. La scelta spetterà all’Assessorato regionale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
