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Il funerale 

Gli avvocati reggiani ricordano Tarquini «Uomo animato da rigore morale»

Gli avvocati reggiani ricordano Tarquini «Uomo animato da rigore morale»

Il consiglio dell’Ordine sul magistrato morto a 82 anni «Rimarrà un grande esempio per le giovani generazioni»

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REGGIO EMILIA. «Giancarlo è stato un illustre magistrato, che ha ricoperto importanti cariche direttive, ma anche avvocato che, negli ultimi anni della propria vita, si è dedicato alla professione forense con impegno e con appassionato fervore. I consiglieri dell’Ordine lo ricordano per il rigore morale e per l’onestà che hanno sempre ispirato il suo agire, che rimarrà d’esempio per le giovani generazioni di avvocati e magistrati». Così il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia esprime il proprio cordoglio per la morte di Giancarlo Taquini, magistrato che si è occupato in prima persona di alcune delle più scottanti vicende di cronaca, criminalità economica, mafia e terrorismo (rosso e nero) che hanno segnato la storia di Reggio e del nostro Paese.

Il magistrato è scomparso sabato scorso all’età di 82 anni. I funerali si sono celebrati ieri pomeriggio con partenza alle 15 dalla Casa funeraria Reverberi di via Terezin per la chiesa parrocchiale del Buon Pastore. Le esequie sono state celebrate da don Giuseppe Dossetti, amico del magistrato dai tempi del liceo classico Ariosto, e padre Lorenzo Volpe dell’ordine dei cappuccini di Reggio. Tarquini riposerà nel cimitero di Rivalta.

E sono state diverse le persone che hanno partecipato alla funzione per rendere un ultimo saluto.

Il magistrato, era nato nel 1939 in via degli Incerti Tocci, nella zona del Gattaglio: figlio di un impiegato della questura, era rimasto orfano di madre molto presto. Ha legato il suo nome a casi come quelli della latitanza di Paolo Bellini con il falso nome di Roberto Da Silva, il sequestro Soffiantini (che andò avanti per 237 giorni tra il 1997 e il 1998), l’indagine Bipop Carire e tante altre inchieste, dall’omicidio della 14enne Desirè Piovanelli, a quello della pakistana Hina Saleem. Indagò anche sulle Br, ottenendo la prima sentenza di condanna a 10 anni di reclusione.

Tarquini, dopo una carriera in magistratura lunga 43 anni, durante la quale ha scritto pagine investigative importanti su fatti di cronaca nera rimasti nella memoria collettiva nazionale, nel dicembre del 2010, all’età di 70 anni, andò in pensione. Dopo la pensione ha lavorato a Reggio Emilia come avvocato. Insieme al figlio Giovanni ha difeso, tra gli altri, Pietro Fontanesi, assolto nel 2014 dall’accusa di aver ucciso il dottor Carlo Rombaldi nel 1992.

Fra i messaggi di cordoglio, quello del Direttivo di Curare Onlus e quello dell’Unione giuristi cattolici italiani, dove ha rivestito il ruolo di presidente emerito della sezione reggiana. Oltre ai figli Giovanni, Elisabetta e Francesca, lascia la moglie Mariangela e la sorella Ada.

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