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L’intervista 

Lo studente che ha salvato il neonato «È stata una gran bella soddisfazione»

Ambra Prati
Lo studente che ha salvato il neonato «È stata una gran bella soddisfazione»

Il 24enne Di Franco, laureando di infermieristica a Reggio: «Tutti i genitori dovrebbero imparare la manovra di Heimlich»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Una bella soddisfazione, è stato emozionante. Però io non ho tempo, devo studiare». Così Alessandro Di Franco, l’infermiere dell’Università di Modena e Reggio Emilia protagonista del salvataggio provvidenziale di un neonato a Palermo, di fronte alla miriade di richieste dei media di contattarlo.

Alessandro, ieri pomeriggio tornato all’Università in viale Allegri, è un laureando in infermieristica: abita nella zona del Conad Le Querce ed è il classico fuori sede.

«Tre anni fa mi sono trasferito a Reggio perché infermieristica qui è uno dei migliori corsi in tutta Italia e perché qui viveva mio fratello, che è un danzatore e che ora si è trasferito». Lo scorso fine settimana il laureando si è recato nella sua città natale, Palermo, per una breve visita ai genitori. Era l’ora di pranzo e la famiglia Di Franco era riunita intorno al tavolo in un palazzo del quartiere di Santa Rosalia. «Mentre stavamo mangiando abbiamo sentito delle urla provenire dalla scala – ha raccontato Alessandro – Siamo subito usciti e c’era questa giovane mamma con neonato di due mesi in braccio che urlava “non respira, non respira, aiuto aiuto”. Non la conoscevo perché vado di rado a casa. La mamma stava andando giù al quarto piano dove risiede la nonna. Sono intervenuto dicendo che potevo pensarci io; all’inizio erano restii ad affidarmi il neonato, è comprensibile non conoscendomi. Quando mio padre ha aggiunto “sta diventando infermiere” si sono convinti. La nonna mi ha consegnato il piccolo e io ho eseguito la manovra di Heimlich: l’ho messo a pancia in giù sopra il mio braccio, ho dato un colpetto a livello scapolare e per fortuna lui ha ripreso a respirare».

La manovra è quella indicata per la disostruzione delle vie aeree; Alessandro aveva fatto pratica diverse volte ma solo sui manichini, mai dal vivo. «Oltre ad essere uno studente di infermieristica sono anche un volontario della Croce rossa ed entrambe le esperienze sono state molto utili – ha proseguito il 24enne – Purtroppo capita spesso che i neonati rischino di soffocare, in questo caso per un rigurgito di latte. Se ho deciso di espormi, controvoglia, è per far capire che la manovra di Heimlich è davvero importante: mamme e papà dovrebbero impararla».

Nel pomeriggio di sabato i genitori del piccolo hanno citofonato nell’appartamento dei Di Franco, che però era vuoto. «Eravamo tutti al porto, dove mi hanno accompagnato per imbarcarmi. Il giorno seguente, tramite mio padre, la mamma mi ha ringraziato con un messaggio vocale esprimendo la sua gratitudine». Un battesimo del fuoco, per lo studente, che con il senno del poi ha commentato: «Lì per lì sono rimasto impassibile e ho mantenuto il sangue freddo. Subito dopo mi è arrivata una bella “botta” di adrenalina. Non ho avuto l’occasione di rivedere i miei compagni di corso, comunque il complimento più bello per me è stato quello della mamma e vedere l’orgoglio di mio padre, mia mamma e mia nonna: mi hanno guardato con occhi diversi». Sulla nave che lo portava in continente il cellulare di Alessandro non aveva campo. «Quando il telefonino ha ripreso a funzionare mi sono trovato una raffica di telefonate e messaggi: mi hanno contattato persone che non sentivo da anni», ha dichiarato ridendo. Nel frattempo è accaduto che i media hanno reso di pubblico dominio l’accaduto, rimbalzato sui social network dove la notizia è diventata virale: oltre 6mila persone hanno citato il 24enne. Sinceramente non mi aspettavo tanto clamore, è stata come un’onda che mi ha travolto. Un successo passeggero, lo prendo come tale. Davvero devo studiare: la prossima settimana devo affrontare l’esame dei Stato e se tutto fila liscio il 25 novembre si terrà la proclamazione della laurea triennale. Dopo potrò respirare. Per il futuro Alessandro ha le idee chiare. «Il mio sogno è restare in ambito universitario: mi piacerebbe insegnare, o fare il tutor, nel corso di laurea Infermieristica di Unimore. Dovrò sostenere la laurea magistrale e il master, è un percorso lungo. In ogni caso voglio continuare gli studi».

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