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Pronto soccorso, la protesta continua «Andremo a farci sentire a Roma»

Am.P.
Pronto soccorso, la protesta continua «Andremo a farci sentire a Roma»

Annamaria Ferrari, direttore del Dipartimento d’Emergenza Urgenza, parteciperà alla mobilitazione nazionale

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REGGIO EMILIA. «Parteciperò il 17 novembre a Roma alla protesta nazionale dei medici di emergenza urgenza». Annamaria Ferrari, direttore del Dipartimento d’Emergenza Urgenza dell’ospedale Santa Maria Nuova, sarà presente nella Capitale in rappresentanza della nostra provincia per portare alla ribalta nazionale le carenze di personale, il sovraffollamento e le difficoltà che si incontrano nella gestione delle strutture (Pronto Soccorso, 118 e Medicina d’urgenza), «visto che gestiamo non solo il pronto soccorso, ma anche l’emergenza territoriale».

La manifestazione è organizzato dal Simeu, la società italiana della medicina di emergenza e urgenza. «Parteciperanno i direttori delle strutture perché sono quelli che devono garantire il funzionamento e denunciare i problemi – ha spiegato Ferrari – Non sarà possibile la presenza del personale del 118 perché deve garantire il servizio essenziale».

La protesta romana è il primo passo di quello stato d’agitazione preannunciato dal presidente del Simeu Rodolfo Ferrari, che nel mese scorso aveva lanciato l’allarme: nei Pronto Soccorso manca all’appello un medico su tre, tanto da mettere in discussione la “tenuta” delle strutture. Un allarme confermato dalla dottoressa Ferrari, che aveva definito allo stremo il pronto soccorso reggiano.

«Manca il 30% dei medici, nonostante Reggio abbia avuto un rinforzo dalla Regione di quattordici unità. Siamo ad un punto di non ritorno, superato il quale si rischia il ridimensionamento e le chiusure di alcuni pronto soccorso». Oppure l’ipotesi dell’appalto dei medici di emergenza alle coop, come è accaduto a Ferrara e in altre province. Una carenza di personale, aveva spiegato Ferrari, dettata da una pluralità di motivi: la sottovalutazione del fabbisogno nella programmazione delle specializzazioni, i turni massacranti, un solo week end libero al mese e nessun guadagno extra, a fronte di una congiuntura che vede una grandissima richiesta di camici bianchi che possono scegliere sbocchi professionali meno stressanti e una retribuzione economica ben superiore in altre specialità, nel privato convenzionato o nella libera professione. La fuga dei medici dal pronto soccorso, messi duramente alla prova dai lunghi mesi nella trincea solitaria della pandemia, ha visto in contemporanea l’assalto di pazienti registratasi a partire dal giugno scorso, quando al Santa Maria Nuova si è arrivati a 500 accessi al giorno contro una media pre-Covid di 350-400 accessi. «Stiamo registrando un aumento consistente degli accessi – ha spiegato nei giorni scorsi il direttore del presidio ospedaliero Giorgio Mazzi, che già aveva lanciato l’allarme per il boom avvenuto a inizio estate – In ottobre abbiamo avuto un ulteriore incremento al Pronto Soccorso: 411 accessi in media lo scorso mese, 433 nei primi giorni di novembre. Un incremento anomalo se confrontato con lo stesso periodo del 2020 e del 2019».

Am.P.

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