Gazzetta di Reggio

Reggio

in piazza prampolini 

Sciopero dei lavoratori dei servizi ambientali «Un contratto unico»

Am.P.

Anche a Reggio la mobilitazione nazionale dei sindacati «Chiediamo anche tutele per la filiera dei subappalti»

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REGGIO EMILIA. «Gli oltre 600 lavoratori della nostra provincia che operano nei Servizi Ambientali dipendono da una miriade di coop o imprese private in appalto e in subappalto (Iren esternalizza per l’80%, Sabar per il 35%): il risultato è che, pur svolgendo le stesse funzioni dei dipendenti diretti, lo stipendio è inferiore e spesso gli addetti vengono inquadrati in un contratto di lavoro diverso da quello del settore. Chiediamo con forza la riduzione ad un unico Ccnl e la tutela della filiera dei subappalti con esigibilità della clausola sociale; quest’ultima è fondamentale poiché tutela le maestranze (a livello di stipendio, orari e accordi) in caso di cambio appalto».

Questi i motivi dello sciopero nazionale, in oltre cento piazza italiane, che ieri ha portato a manifestare in piazza Prampolini una sessantina di rappresentanti dei lavoratori sotto l’egida dei tre sindacati confederali. Il mondo dei rifiuti – come ha spiegato Carolina Cagossi della Fp-Cgil, in piazza insieme a Gaetano Capozza (Fit-Cisl) e a Giulia Pasquali (Uiltrasporti) – è caratterizzato da anni da una forte parcellizzazione e da un ricorso abnorme ad una serie di appalti e subappalti.

«Le multiutility hanno esternalizzato troppo il servizio e finora di fatto ogni impresa ha scelto il contratto che voleva: c’è ad esempio chi applica il contratto delle pulizie. Iren addirittura esternalizza all’80%, nonostante la normativa regionale stabilisca che la percentuale non dev’essere superiore al 50%: tant’è che, attraverso la società San Germano, Iren sta riportando alcune attività all’interno del quadro definito dall’agenzia regionale Atersir, pena l’esclusione della multiutility dalle gare per la gestione dei rifiuti».

La giungla di contratti applicati ha causato un dumping salariale, secondo i manifestanti. «In media 200 euro in meno, rispetto al Ccnl nazionale dell’Igiene Ambientale, per i lavoratori in appalto o subappalto, che per di più sono spesso in balìa delle cessioni di appalto da un’impresa all’altra». L’obiettivo dell’agitazione è quello di ottenere parità di diritti, un aumento salariale nonché attirare l’attenzione sul mancato rinnovo del Ccnl, scaduto da due anni. Richieste che sono già state esposte agli amministratori delle città di Reggio, Parma e Piacenza nel corso dell’incontro del 29 ottobre scorso nella nostra città, ai quali i sindacati hanno espresso «profonda insoddisfazione sia per l’andamento del negoziato, sia per le tempistiche: oramai siamo arrivati a 27 mesi di mancato rinnovo per lavoratori che, al pari degli altri impiegati nei servizi pubblici essenziali, non si sono mai fermati durante la pandemia. Per tutta risposta le aziende hanno proposto riduzioni del costo del lavoro e flessibilità estrema sugli orari». Posizioni che i sindacati hanno respinto, lanciando un calendario di mobilitazione del settore.

Am.P.

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