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Epidemia respiratoria nei piccolissimi a Reggio Emilia, ricoverati in ospedale 24 bambini

Il direttore della struttura complessa di pediatria: «Quest’anno virus più aggressivi. Adottare misure di precauzione»


11 novembre 2021 Martina Riccò


REGGIO EMILIA. Anche Reggio è alle prese con un’epidemia di malattie respiratorie acute che sta colpendo i piccolissimi. Sono 24 i bambini ricoverati attualmente, su 26 posti letto disponibili. «Ma i due che rimangono – spiega il dottor Alessandro De Fanti, che dallo scorso luglio è direttore della struttura complessa di pediatria dell’ospedale Santa Maria Nuova – dobbiamo tenerli per eventuali piccoli pazienti Covid positivi».

A causare i problemi respiratori sono alcuni virus stagionali come il metapneumovirus e il virus sinciziale (chiamato anche Rsv) diventato “famoso” dopo aver colpito la figlia di Chiara Ferragni e Fedez, ricoverata in ospedale e dimessa dopo qualche giorno, e aver causato il decesso di alcuni bambini, l’ultimo dei quali è morto tre giorni fa alla Spezia.

Dottore, cosa succede quando i bambini entrano in contatto con questi virus?

«Nei bambini più grandicelli, di 3-4 anni, questi virus possono manifestarsi come semplice raffreddore, mentre nei più piccoli fino a uno-due anni, e soprattutto in quelli appena nati o di pochi mesi, possono interessare le basse vie respiratorie, causando bronchioliti. Il problema è che quando i bambini così piccoli respirano male, fanno fatica anche a mangiare, quindi si disidratano molto facilmente ed è spesso necessario ricoverarli».

Il pensiero di un bambino così piccolo in ospedale è spaventoso. Cosa succede durante il ricovero?

«Per questi virus non esiste una cura e nemmeno un vaccino, possiamo mettere in campo solo una terapia di supporto, e ovviamente provvedere a tenerli idratati e monitorati. Nei casi più gravi si somministra ossigeno. Il bambino resta in ospedale con un genitore, con un cambio consentito solo ogni 4-5 giorni. È uno sforzo grande, ce ne rendiamo conto, ma sono misure precauzionali che dobbiamo rispettare per evitare l’insorgere di focolai».

Al momento a Reggio si trovano ricoverati 24 bambini e non ci sono più posti letto disponibili. La mente ritorna al picco di ricoveri per Covid. Cosa pensate di fare?

«Attualmente abbiamo occupato i posti letto di pediatria e un paio in neonatologia (dove si trovano i pazienti che necessitano di osservazione intensiva), oltre a quelli disponibili a Castelnovo Monti. Ci stiamo aiutando tra ospedali delle diverse province: siamo tutti nella stessa condizione, ma quando si libera un posto in una struttura lo si può occupare con pazienti che vengono da fuori. È una situazione seria che va avanti dalla metà di ottobre, di solito questa fase dura un mese-un mese e mezzo, speriamo di essere nel picco».

Questi virus esistono da sempre, eppure nell’epoca pre-Covid non se ne parlava o quasi. Cos’è successo quest’anno?

«I fattori sono diversi, ma sicuramente paghiamo lo scotto di due anni di isolamento. Quest’anno siamo tornati alla socialità, i bambini vanno a scuola, i virus circolano e quindi tornano le patologie. Il problema è che sono arrivate con grande anticipo, di solito il picco di bronchioliti da virus sinciziale veniva registrato nel mese di dicembre. C’è poi da considerare una ciclicità delle epidemie: i virus non sono sempre uguali, ci sono anni in cui sono più aggressivi e questo è uno di quelli».

Cosa devono fare i genitori dei piccolissimi?

«La prima indicazione è di non recarsi in pronto soccorso senza aver consultato il proprio pediatra. Il Covid ci ha lasciato tanta paura – e a volte anche molte pretese di essere visitati e curati subito – ma il pediatra è un professionista estremamente specializzato che conosce il bambino e sa cosa sia meglio per lui. I pediatri investono molto tempo nell’educazione sanitaria ai genitori, ma spesso questa non viene recepita, o per mancanza di fiducia o per paura, così noi adesso ci ritroviamo a visitare 80-90 bambini al giorno, con tutto il rischio di esposizione che ne deriva».

Spesso però le condizioni si aggravano nel fine settimana. Che fare in questo caso?

«Se il bambino ha la febbre ma si alimenta senza particolari difficoltà e non presenta rientramenti intercostali, e soprattutto se ha 3-4 anni, io consiglierei di proseguire la terapia indicata dal pediatra e contattarlo il lunedì. Se un bimbo appena nato ha la febbre, inizia a rifiutare il cibo, fa fatica a respirare, va portato in pronto soccorso».

Qualche consiglio ai genitori di due o più figli?

«Per quanto sia difficile, bisogna cercare di applicare le regole di precauzione che abbiamo imparato con il Covid: lavarsi spesso le mani, indossare la mascherina, cercare di tenere lontani i bimbi più grandi da quelli in fasce. Se in casa c’è un bambino di qualche settimana o pochi mesi e l’altro va all’asilo, forse per una o due settimane, se possibile ovviamente, si potrebbe pensare di tenerlo a casa. Non bisogna lanciare nessun allarme, supereremo tutto, ma un po’ di precauzione non guasta».

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