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Fiumi di cocaina dall’Olanda al Reggiano Fermata una banda di narcotrafficanti

Leonardo Grilli
Fiumi di cocaina dall’Olanda al Reggiano Fermata una banda di narcotrafficanti

Blitz della Finanza dal Piemonte alle Marche, nove gli arrestati. I vertici dell’organizzazione operavano dalla nostra provincia

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Leonardo Grilli

reggio emilia. Prodotta nei laboratori dei narcos sudamericani, arrivava in nave nei porti dell’Europa del nord e, da lì, viaggiava con dei corrieri per essere poi suddivisa in quantità di medie dimensioni e rivenduta per lo spaccio in strada.

Chili e chili di cocaina purissima smerciata da una complessa e strutturata organizzazione di trafficanti albanesi e italiani i cui vertici, ancora una volta, vivono e operano nel Reggiano. Un territorio, quello della nostra provincia, che si conferma sempre più come epicentro dello smercio di stupefacenti.

A scoprire e arrestare i principali componenti di questa banda è stata la guardia di finanza di Bologna che con 60 uomini, con l’aiuto di altri 15 militari dei vari comandi locali, alle 5 del mattino di ieri ha fatto scattare una retata che ha toccato anche i territori di Modena, Macerata, Alessandria, Verona e Mantova. Dieci in totale le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalle fiamme gialle (cinque in carcere, quattro agli arresti domiciliari e un obbligo di dimora) nei confronti di altrettanti trafficanti, sei dei quali residenti nel Reggiano.

Fra di loro anche quello che viene considerato il “dominus” del gruppo criminale, un albanese che gestiva e organizzava i viaggi dei corrieri per importare la droga da rivendere poi ad altri spacciatori. Le misure eseguite ieri, disposte dal gip del tribunale di Bologna Domenico Panza, sono l’epilogo dell’operazione denominata “Maffi” coordinata dal procuratore capo Giuseppe Amato e dal sostituto procuratore Marco Forte della Direzione distrettuale antimafia bolognese tra il 2019 e il 2020.

Nel corso dell’attività investigativa, i finanzieri del gruppo operativo antidroga hanno ricostruito nei dettagli tutta la filiera del traffico di cocaina: dai paesi di produzione sudamericani arrivava in nave nei porti dell’Europa settentrionale, per lo più nei Paesi Bassi, per poi essere dirottato al mercato italiano attraverso una rete di corrieri che per il trasporto utilizzava auto provviste di doppi fondi. Doppi fondi realizzati da officine compiacenti. A capo dell’organizzazione due fratelli di origine albanese, entrambi domiciliati in Olanda, che con l’aiuto di due connazionali residenti nel Reggiano provvedevano alla distribuzione della cocaina sul territorio emiliano attraverso una rete di criminali italiani.

Durante le indagini sono state arrestate in flagranza di reato cinque persone (quattro cittadini albanesi e un italiano) e sono stati sequestrati circa 7,5 chili di cocaina, una piantagione di cannabis in un’altra regione (per un totale di 93 piante ciascuna dell’altezza di oltre due metri e in stadio di fioritura), 14 grammi di marijuana e 10.350 euro in contanti, ritenuti parte del profitto del narcotraffico. I finanzieri hanno poi sequestrato sei immobili, cinque fra automobili e moto (di cui due utilizzati per il trasporto dello stupefacente), 22 rapporti bancari e tre attività commerciali, per un valore complessivo stimato in oltre 850mila euro.

Oltre alle 10 ordinanze di custodia cautelare le fiamme gialle bolognesi hanno sequestrato anche una società di capitali e cinque terreni ad Alessandria, oltre a tutto il materiale illegale emerso durante le perquisizioni avvenute all’alba di ieri. Parliamo di quattro pistole trovate nel Mantovano, due delle quali rubate, 200 grammi di cocaina, 7mila euro, due bilancini di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. Si è altresì proceduto, in flagranza di reato, a un ulteriore arresto. La modalità adottata dai trafficanti, gestita qui nel Reggiano, era sempre la stessa.

I corrieri recuperavano la cocaina principalmente dall’Olanda, la caricavano nelle auto con i doppifondi e partivano alla volta dell’Emilia preceduti da una staffetta, un altro automobilista che aveva il compito di avvisarli in caso di posti di blocco durante il tragitto, così da far cambiare strada in tempo. Una volta arrivata a destinazione, la cocaina veniva poi suddivisa in quantitativi più piccoli da cento/duecento grammi l’uno e rivenduta a spacciatori di medio calibro, per una successiva suddivisione in dosi da far smerciare in strada ai tirapiedi dei vari gruppi criminali che acquistavano il carico. Una banda, quella italo-albanese arrestata, molto attiva: oltre ai chili sequestrati la Finanza ha infatti ricostruito una ventina di viaggi da almeno tre chili di cocaina l’uno.

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