Inchiesta “Appaltopoli” Stralci e prescrizioni sfrondano il processo
REGGIO EMILIA. Il processo sugli appalti del Comune di Reggio – che vede 24 imputati per presunte gare pubbliche irregolari per 27 milioni di euro – si spacca in due. Il giudice Andrea Rat, dopo il parere favorevole della pm Valentina Salvi, ha deciso per il trasferimento della competenza al tribunale di Parma per tre ipotesi di reato che riguardano Santo Gnoni, ex dirigente del servizio legale del Comune di Reggio e all’epoca dei fatti anche membro della commissione tributaria provinciale. E visto che proprio il reato più grave sarebbe stato commesso da Santo Gnoni a Parma, la competenza territoriale si radica oltre Enza, investendo per connessione tre capi d’imputazione. Come ricostruito dalla Procura, a cavallo fra il dicembre 2013 e il gennaio 2014 Santo Gnoni (nelle vesti di giudice della Commissione tributaria di Reggio Emilia) avrebbe sollecitato – a Parma – al legale di un contribuente il pagamento di 15mila euro, in cambio dell’accoglimento del ricorso, favorendo così il contribuente stesso che era finito nella “rete” di un accertamento dell’Agenzia delle Entrate.
Sempre con l’accusa di istigazione alla corruzione e come giudice tributario Gnoni, fra il 13 e il 15 ottobre 2015, si sarebbe recato per lavori di manutenzione in un’autofficina di Reggio Emilia con la sua macchina (una Renault Clio) e ai due titolari avrebbe detto non solo di essere il giudice che aveva in mano la loro pratica (il ricorso legato sempre ad un accertamento dell’Agenzia delle Entrate), ma affermando come prova che aveva casualmente il fascicolo con sé. Per l’accusa un “preambolo” per non pagare le riparazioni all’auto, prospettando di favorirli nella causa. Infine per gli inquirenti, fra l’aprile e il maggio 2016, Santo Gnoni sempre come giudice tributario avrebbe affidato ad un legale (estraneo alla Commissione tributaria) dei fascicoli processuali per la predisposizione delle minute delle sentenze, rivelando notizie dell’ufficio che dovevano rimanere segrete. Solo uno il patteggiamento chiesto ieri, che riguarda Ermes Ruozzi, all’epoca indicato come amministratore delegato della Union Brokers, imputato per il reato di corruzione per un appalto sulle assicurazioni. Gli altri imputati, invece, puntano tutti verso il rito ordinario, che con ogni probabilità sarà falciato dalla prescrizione dei reati.
E.L.T.
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