Tutte le forze politiche locali chiedono il pronto soccorso H24
La maggioranza: «D’accordo le mutazioni e la riapertura all’inizio parziale, poi torni come prima»
SCANDIANO. Impegnati per il pronto soccorso aperto 24 ore su 24 ore e per il mantenimento dell’automedica. Praticamente tutti i gruppi politici che animano oggi la scena di Scandiano prendono posizione, seppure con toni e approcci molto diversi fra loro, dopo la riunione della commissione consiliare Salute del 9 novembre in cui la direzione Ausl ha presentato le tante novità in arrivo per l’ospedale Magati. Il tema più caldo rimane il futuro del pronto soccorso, già al centro di mobilitazioni e nascite di comitati, chiuso dalla fine del febbraio 2020, quando il Magati divenne ospedale Covid nei primi giorni dell’emergenza pandemica. Dopo una serie di lavori, tornerà operativo con un orario di 12 ore in periodo diurno, almeno in una prima fase, in attesa di un riassetto completo e di trovare il personale necessario per garantire le 24 ore su 24.
La ripresa è fissata fra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, come annunciato dalla direttrice Ausl Cristina Marchesi e dagli altri referenti della sanità reggiana durante la seduta consiliare.
Un altro argomento sentito è quello della presenza di automediche e autoinfermieristiche nei vari ospedali, che potrebbe essere rivista quando alcuni reparti chiusi per il Covid torneranno a pieno regime. Un quadro che non lascia tranquilli gli amministratori locali. Nemmeno la maggioranza di centrosinistra, che mette come priorità il ritorno al pronto soccorso “H24”. «Siamo consapevoli delle mutazioni che subirà il nostro ospedale, che in ottica futura potranno portare valore aggiunto al nuovo ruolo che il Magati avrà in ambito provinciale. Riteniamo però fondamentale che questo nuovo percorso non comprenda la riduzione dell’operatività del pronto soccorso. Siamo disposti ad accettare una prima fase che veda la riapertura parziale del pronto soccorso con un orario limitato a 12 ore giornaliere, ma solo se legata da un impegno forte dell’Ausl a riportarlo alla situazione pre-Covid appena le condizioni generali lo permetteranno», spiegano i tre gruppi di maggioranza. E si ritiene inoltre «fondamentale che venga mantenuto ai livelli attuali il servizio legato all’automedica e all’autoinfermieristica». Annunciano battaglia Alessandro Nironi Ferraroni, Chiara Ferrari e Davide Beltrami del Gruppo misto. «Non esistono parole per esprimere il nostro disappunto in merito a quanto è stato riferito dalla dottoressa Marchesi, e così la nostra contrarietà al futuro che aspetta il nostro ospedale finalmente è emerso in modo lampante come la recente pandemia abbia contato poco o nulla sulla sorte del Magati», affermano. E, aggiungono: «Le responsabilità politiche di queste decisioni, stratificatesi nel corso degli anni, sono oramai evidenti, sono sotto gli occhi di tutti. Il nostro gruppo consiliare non dialogherà mai con chi vuole sottrarre al Magati il pronto soccorso, sia diurno che notturno. Altro che punto di primo intervento». Ora, concludono, è «tempo che tutte le forze politiche e le associazioni scandianesi si mobilitino per impedire questo scempio inaudito».
Infine, Angelo Santoro di Scandiano Unita, il primo a tirar fuori la questione nelle settimane precedenti, che parte da quelli che definisce «grandi consensi e complimenti» alla Marchesi da parte della maggioranza. L’assenso maggiore della serata è avvenuto quando è stato annunciato che dopo 20 mesi e oltre un milione di euro di investimenti entro marzo forse verrà riaperto qualche ora al giorno un punto di primo intervento. Nulla di più inopportuno per una popolazione di oltre 80.000 abitanti». E il futuro, a suo dire, non è roseo, anzi: «Sembra ci si debba accontentare di qualche letto per il progetto di “casa della comunità”, della lungodegenza e di un riduttivo punto di primo intervento part-time, oltre alla chirurgia mordi e fuggi… Day Surgery. Dopo decenni di onorato servizio, questo è il triste epilogo del povero pensionato Cesare Magati».
Adriano Arati
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