Ad aspettare la sentenza diversi nonni e genitori
REGGIO EMILIA. «Siamo qui perché anche noi ci riteniamo vittime del sistema Bibbiano: le persone che ci hanno tolto i figli con pretesti sono le stesse a giudizio oggi. Pur essendo estranei a questo filone speriamo di poter rientrare in Angeli & Demoni bis».
Il filone principale del processo è alle prime battute ma tanti genitori sperano che faccia da apripista. È quanto hanno spiegato un papà e una mamma che, occorre sottolinearlo, non rientrano nei casi di minori sottratti (dieci, dei quali otto costituitisi parte civile) bensì tra quelle trentuno segnalazioni (e conseguenti archiviazioni) che destarono l’allarme della Procura, dando il via all’inchiesta.
Ieri alcuni di loro hanno voluto essere presenti, seppur tenuti a distanza, «perché vogliamo giustizia. Questa fase del processo non mi riguarda direttamente, ma indirettamente. Se gli imputati, i medesimi che mi hanno causato un grave danno, saranno condannati sarà un precedente importante», ha spiegato Antonio Margini, 51 anni, padre di tre figli (all’epoca di 3, 5 e 13 anni) ora restituiti e a lui affidati in attesa di una pronuncia definitiva.
Dopo che la moglie lo lasciò per una donna Antonio venne accusato da Federica Anghinolfi di omofobia.
«Quando ribadivo che volevo vedere i bambini la Anghinolfi mi diceva che dovevo adeguarmi alla situazione e accettare la scelta della mia ex moglie, verso la quale avevo dei pregiudizi omofobi. Quando poi ho dichiarato di essere nato a Reggio Calabria sono stato etichettato pure come ‘ndranghetista».
Il caso clamoroso è finito anche su Rai 3: «Nelle relazioni i servizi sociali scrissero che la mia abitazione era sporca e fatiscente: cinquecento metri quadrati con palestra e piscina. Sarò sempre qui, a ogni udienza».
Am. P.
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