Dopo due anni ha riaperto il Redas «Lacrime di gioia»
A Montecchio la felicità di Caterina Reverberi: «Finalmente» Poi l’appello: «Il settore è in crisi, estendete il Superbonus»
Martina Riccò
MONTECCHIO. «Lacrime di gioia». Sono scese a fiumi, mercoledì sera, sulla pista del Redas di Montecchio, che, come tutti gli altri locali da ballo “invernali”, è rimasto chiuso due anni a causa del Covid.
A raccontare la riapertura è Caterina Reverberi, figlia d’arte e da poco diventata presidente della Silb Reggio Emilia, il sindacato che accorpa le imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo. «È stato emozionantissimo – racconta –. Avendo il limite della capienza fissato al 50% non abbiamo fatto molta pubblicità, eppure abbiamo riempito il locale. Rivivere le sensazioni che due anni fa erano normali, rivedere i clienti, ritrovarsi, capire quanto ci sono mancati e quanto noi siamo mancati a loro è stato davvero commovente. Poi abbiamo riaperto con l’orchestra di Galassi, fiore all’occhiello di mio papà, una sua scoperta». Sì perché il Redas affonda le sue radici nell’ormai lontano 1963, aperto dalla famiglia Reverberi: «La “R” è quella appunto del cognome di famiglia, seguita poi Erio (mio zio), Dina (mia nonna), Armandino (mio padre) e Sergio, il nonno». Il locale, aperto dai nonni e dallo zio, dal 1990 è passato al padre e dal 2012 è sulle spalle delle figlie: «Io e le mie due sorelle più grandi», spiega Caterina. Dall’annuncio, di fine ottobre, della possibilità di riaprire i locali da ballo, le titolari hanno fatto un miracolo riuscendo a riportare la sala ai fasti del passato: «Non è stato affatto semplice, non si creda che dopo due anni di chiusura basti inserire la chiave nella toppa e ritrovare tutto al proprio posto. Alcuni impianti audio sono stati danneggiati dall’umidità, si sono rotti alcuni frigo, i fabbricatori di ghiaccio... In questi due anni avevamo trasformato il locale in una sorta di magazzino, non eravamo pronte a riaprire in così poco tempo». Invece la riapertura del Redas è stata un affare di squadra: «Ci hanno dato tutti una grande mano: chi a tinteggiare, chi a rinnovare la pista, chi a sistemare il palco, montare gli schermi... Non so come abbiamo fatto, ma ce l’abbiamo fatta», esulta Caterina ringraziando tutti.
E ora il Redas ha anche una bella novità: «Oltre al venerdì sera e alla domenica pomeriggio dedicati al ballo liscio, il 20 novembre inaugureremo la serata del sabato “evergreen”, pensata per i 40-50enni, con i Divina Show, band che due giorni prima si esibirà all’Alcatraz di Milano». Gli ultimi due anni hanno pesato sul bilancio dell’attività (e delle famiglie) e sullo spirito come un macigno, ma Caterina Reverberi ha deciso di non mollare: «Ci ho pensato tanto, ma non posso. Chi ama la musica non può farne a meno. L’importante però – sottolinea – è rispettare le regole e controllare il green pass, perché se uno ama il proprio lavoro tiene anche alla salute dei propri clienti».
Certo le difficoltà non sono superate: «Noi non abbiamo ancora riaperto il Piccolo Redas, la parte discoteca, ad esempio. Ma anche gli altri locali della provincia non se la passano meglio: i più preoccupati sono quelli che hanno a che fare con i giovani, chiusi in gabbia come leoni per troppo tempo e ora difficilmente gestibili. Avremmo bisogno dell’aiuto delle forze dell’ordine e della prefettura per iniziative di sensibilizzazione e prevenzione, in modo che si possa re-imparare a divertirsi rispettando le regole. E poi, visto tutto quello che il settore ha dovuto sopportare in questi due anni, il governo potrebbe estendere il Superbonus anche ai locali da ballo, sarebbe un aiuto importante dopo tante penalizzazioni».
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