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«Oggi sono stato giudicato da un processo mediatico»

Am.P.
«Oggi sono stato giudicato da un processo mediatico»

Il professionista condannato e i suoi legali parlano a lungo dopo la sentenza «In scienza e coscienza, credo di essermi sempre comportato correttamente»

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REGGIO EMILIA. «Sono stato giudicato dal processo mediatico. Io non c’entro nulla con gli affidi. Rifarei tutto quello che ho fatto». Così, a caldo, Claudio Foti ha commentato la pesante condanna – condita dall’interdizione dai pubblici uffici e dalla sospensione dalla professione – annunciando subito che combatterà fino alla fine (in tutti i gradi di giudizio se necessario) per dimostrare la propria innocenza.

«Foti, quindi è colpa della stampa?», lo ha incalzato un giornalista stizzito.

«Il processo è stato fortemente condizionato dalla mediaticità», hanno ribattuto i legali che si sono lanciati in un paragone temerario (ma prontamente smentito dallo psicoterapeuta): «Foti come Enzo Tortora, anzi come Galileo Galilei». Assediato nelle ore precedenti da operatori televisivi e fotografi che l’hanno rincorso in ogni sua mossa, dalla passeggiata nel cortile interno del tribunale al caffè al bar, Foti si è mostrato calmo, ma all’uscita non sono mancati i momenti di tensione e i toni concitati.

Circondato da obiettivi e registratori, a fianco dei difensori Andrea Coffari e Giuseppe Rossodivita, lo psicoterapeuta si è difeso con le unghie e con i denti. «Ho dedicato 40 anni della mia vita all’ascolto attento e rispettoso di bambini e di ragazzi e abbiamo consegnato 15 videoregistrazioni delle sedute che non sono state nemmeno esaminate. Io credo che qualsiasi persona che si approcci senza pregiudizi all’analisi di quelle registrazioni verificherà un atteggiamento assolutamente opposto a quello necessario per potermi condannare per lesioni – ha dichiarato Foti –. C’è stato uno scontro in quest’aula, che non doveva avvenire in ambito giudiziario bensì in ambito accademico, fra posizioni teoriche diverse. Io credo che sia stata criminalizzata la psicoterapia del trauma: una posizione che non c’entra nulla col metodo Foti, distorto e criminalizzato. La psicoterapia del trauma è portata avanti da una componente ampia di psicoterapeuti e di clinici che hanno un approccio contestato da altri componenti della comunità scientifica. Questo tipo di contrapposizione è stata fatta in un’aula giudiziaria: ciò è grave e scorretto».

A chi ha sottolineato il dolore dei bambini Foti, con una mimica tesissima, ha replicato: «Questa è una domanda suggestiva». Rispetto alle due famiglie costituitesi parte civile contro Foti (la minore e due fratellini stranieri, genitori compresi) «penso di essermi comportato correttamente in scienza e coscienza: chiunque esamina questo materiale può vedere cosa significa l’atteggiamento empatico, ovvero cercare di far emergere la verità. Nelle domande che pongo ai bambini c’è una costante attenzione alle emozioni: cosa senti, cosa vivi». Alla domanda cosa farà adesso, ha concluso: «Continuerò a impegnarmi nel lavoro e nelle pubblicazioni, alcune sono già pronte».

Al di là del clamore i legali Rossodivita e Coffari hanno precisato: «Abbiamo scelto il rito abbreviato perché le carte processuali esprimevano una totale assenza di prove».

Invece si sono trovati di fronte a una «sentenza inattesa, determinata dalla situazione ambientale condizionata dalla mediaticità. Si è ritenuto che 15 sedute di psicoterapia abbiano provocato lesioni gravissime e una sindrome borderline». A loro dire «il nostro assistito è stato condannato per abuso d’ufficio perché l’abuso d’ufficio regge l’impalcatura dell’intera inchiesta e non c’è stato il coraggio di scrivere che Foti è innocente. Siamo curiosi di leggere le motivazioni di questo giudice. Faremo appello, fino alla Corte Europea dei diritti dell’uomo se necessario».

Am.P.

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