Bellini deporrà il 24 novembre Abbatino: «Non parlo, ho paura»
Ieri Caruso ha stabilito la data in cui dovrà testimoniare l’ex Primula Nera Il boss della banda della Magliana ha chiesto di tornare sotto protezione
REGGIO EMILIA. Paolo Bellini, l’ex Primula Nera di avanguardia nazionale, deporrà il 24 novembre nel processo che lo vede imputato per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Ieri il presidente della Corte d’Assise del capoluogo emiliano, Francesco Caruso, ha stabilito, raccogliendo anche la sollecitazione della Procura generale bolognese, le date in cui i tre imputati dovranno testimoniare. Se il calendario verrà rispettato, Bellini sarà esaminato per ultimo, visto che Piergiorgio Segatel, accusato di depistaggio, e domenico Catracchia, imputato per false dichiarazioni al pubblico ministero, saranno sentiti nell'udienza in programma il 19 novembre, quindi tra una settimana. Caruso ha infatti respinto al mittente la richiesta della legale di Segatel, Anna Colubriale, che richiamando un problema familiare del suo assistito aveva chiesto che il suo esame venisse fissato in una data successiva al 24 novembre.
Nell’udienza di ieri, intanto, si è bloccata su una domanda relativa a un incontro tra lui e altri esponenti della banda della Magliana e l’onorevole democristiano Flaminio Piccoli, avvenuto durante il sequestro di Aldo Moro, la testimonianza dell'ex boss della banda, Maurizio Abbatino. Abbatino, divenuto collaboratore di giustizia negli anni '90 e che qualche anno fa si è visto revocare il programma di protezione, ha dichiarato infatti di temere per la propria sicurezza e di non voler rispondere se non tornerà sotto protezione.
Data la situazione, il presidente della Corte, Francesco Caruso, ha deciso che per il momento saranno acquisiti i verbali con le dichiarazioni rese dal testimone negli anni '90, aggiungendo che la stessa Corte chiederà il provvedimento con cui gli è stata tolta la protezione per valutare se i suoi timori siano giustificati e riservandosi, in caso contrario, di rivedere la decisione di acquisire i verbali.
Abbatino si è detto convinto, pur ammettendo di non avere prove certe, che la sua uscita dal programma di protezione «sia stata determinata dal processo mafia capitale, da cui è emersa una forte corruzione» e che vede coinvolto Massimo Carminati, personaggio a metà strada tra eversione di destra (ha fatto parte dei Nar) e criminalità comune. «Dunque – ha chiosato – io potrò aver timore, sapendo di questa corruzione, che queste persone possano farmi qualcosa, viste anche le loro conoscenze nelle istituzioni?».
Alla fine, dunque, Caruso ha sposato l’interpretazione del legale di parte civile Andrea Speranzoni, secondo cui, dal momento che da un lato Abbatino teme «che ci sia un vincolo tra Carminati e le istituzioni» e dall'altro «questo verbale riguarda i rapporti tra criminalità e istituzioni durante il sequestro moro, il suo timore mi sembra legittimo». La Corte, pur dopo una discussione anche abbastanza accesa, ha fatto proprie anche le parole del legale dell'ex boss della Magliana, Rosario Scognamiglio, convinto che «chiedere ad Abbatino dei particolari che lo espongono ancora di più lo mette in una condizione psicologica devastante», mentre ha respinto al mittente la considerazione fatta dal legale di Bellini, Antonio Capitella, che ha rilevato come, da quando gli è stata revocata la protezione, ad Abbatino non è successo nulla. «Questo – la replica di Caruso – non è un argomento etico, né tecnico. Deve succedergli prima qualcosa per renderlo credibile?». Prima di arenarsi sulla domanda riguardante l’incontro con Piccoli, peraltro accolta con qualche riserva dallo stesso presidente della Corte, la testimonianza di Abbatino - che deponeva in videoconferenza da una località segreta - aveva toccato non solo la storia della banda della Magliana, ma anche i rapporti della stessa banda con esponenti dell'eversione di destra, a cominciare da Carminati e il suo gruppo, vale a dire i Nar.
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